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Presentazione

Gabriella Cotta - 23 maggio 2007 Il seminario, i cui contributi presentiamo qui di seguito, tenuto il 23 maggio, a Roma, è stato organizzato e coordinato da Teresa Serra e Gabriella Cotta nell'ambito delle iniziative prese dalle cattedre di Filosofia del Diritto e Filosofia della politica della Facoltà di Scienze Politiche dell'università di Roma ‘Sapienza' [...]

Gabriella Cotta - 23 maggio 2007

Il seminario, i cui contributi presentiamo qui di seguito, tenuto il 23 maggio, a Roma, è stato organizzato e coordinato da Teresa Serra e Gabriella Cotta nell'ambito delle iniziative prese dalle cattedre di Filosofia del Diritto e Filosofia della politica della Facoltà di Scienze Politiche dell'università di Roma ‘Sapienza'. Vi hanno preso parte, oltre a studenti e collaboratori delle varie cattedre, Serenella Armellini e Gianfranco Lami che hanno introdotto e chiuso i lavori. I seminari – che si terranno periodicamente nella nostra facoltà – sono pensati come momento di presentazione e di confronto critico di elaborazioni – già terminate, come tesi di dottorato o lavori di recente pubblicazione – o in progress – articoli, lavori, piani di ricerca – di cui si voglia e possa discutere in modo estremamente informale ma, come ci auguriamo, costruttivo. Questo nella speranza di creare il modo ed il luogo per stabilire confronti costruttivi tra giovani e meno giovani studiosi, che aiutino quei collegamenti scientifici – su temi in grado di raccordare interessi comuni – di spesso difficili da realizzare, e, tuttavia, fondamentali per la ricerca filosofica. La procedura con cui si scelgono i temi non è delle più tradizionali: di volta in volta sono proposti a partire dagli interessi individuati come specifici dei singoli studiosi e raccordati tra loro secondo una possibile linea di convergenza teorica. Questo fa sì che ciascuno dei relatori sia posto nella situazione migliore per rendere conto in modo estremamente libero delle proprie ricerche, ponendosi contemporaneamente a confronto con problematiche individuate da altri studiosi, dotate di un certo grado di contiguità, che aprono però vie anche molto diverse di riflessione.
Al seminario qui presentato è stato attribuito il titolo: La libertà e i suoi limiti, ma, certamente, gli sarebbe spettato anche un sottotitolo riguardante il tema dell'individualismo, non solo strettamente connesso con il tema della libertà, ma anche specificamente trattato in una delle relazioni. Questo sottotitolo non è stato inserito al solo scopo di indirizzare l'attenzione dei partecipanti intorno ad un fuoco problematico di per sé già abbastanza ampio, quale quello, appunto, della libertà, vista come elemento imprescindibile della dimensione individuale. La discussione che ne è nata, d'altra parte, ha giustificato la scelta di delimitare l'ambito delle questioni. Di questa, purtroppo, non è qui possibile dare conto, mentre aggiungo ancora poche parole di presentazione dei temi e degli autori delle relazioni.
Giovanni Franchi, docente di Politiche dell'interculturalità e di Etica dello sport all'Università di Teramo ha tenuto la prima relazione, Critica dell'individualismo e riscoperta della metafisica in Othmar Spann, mentre Andrea Paris, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia politica presso la nostra facoltà ha parlato di Libertà e liberalismo nel pensiero di Augusto Del Noce. Luca Alici, dottore di ricerca in Filosofia e Scienze umane presso l'università di Perugia, ha presentato una relazione su Libertà del volere e libertà del potere in Paul Ricoeur.
I temi che sono stati sviluppati nelle tre relazioni, sia pure da angolazioni diverse, hanno una caratteristica metodologica comune, affrontano cioè, attraverso la lettura di un autore – con la parziale eccezione del contributo di Paris che, analizzando un vero e proprio ‘snodo' teoretico nella ricerca delnociana, incrocia tra loro anche altre prospettive, tra cui, soprattutto quella di Martinetti – alcuni dei problemi più importanti della ricerca filosofica non solo moderna, ma di sempre: i temi infatti sono quelli dei rapporti tra libertà e potere, tra universale ed individuale, tra libero arbitrio ed ordine della creazione, per citarne soltanto qualcuno.
La contrapposizione categoriale tra "individualismo" e "universalismo" elaborata da Othmar Spann, è presentata da Giovanni Franchi, che si misura con un tema certamente non molto visitato dalla filosofia moderna ed ancor meno post-moderna. Questo tema, tuttavia, è parso di grande interesse poiché getta luce su una linea certamente minoritaria rispetto alla visione orientata dalla dottrina weberiana della Wertfreiheit nelle scienze sociali e politiche, che appare dominante. Tuttavia, il tentativo di riproposizione di una via metafisica operato da Spann è interessante non solo per la sua originalità, ma, anche, per la rielaborazione da questi tentata di elementi della filosofia classica, da lui presentati soprattutto nella sua "Dottrina delle categorie" che ruota attorno al concetto di interezza (Ganzheit) e alla dialettica di intero-parti. Recuperando importanti elementi della metafisica aristotelica e tomista, Spann rappresenta uno dei primissimi tentativi di ricostruzione della scienza politica dopo la stagione del positivismo e del materialismo, concentrandosi sul problema – nodo cruciale di ogni metafisica dove si gioca la questione della libertà – del passaggio dalla dimensione individuale a quella universale.
Il tema della libertà è centrale nelle altre due relazioni, che lo declinano variamente. L'una, dando vita ad una ricostruzione accurata delle componenti storiche e teoriche, affronta in profondità il complesso articolarsi della riflessione di Del Noce a questo proposito, a partire dallo stimolo esercitato sul pensatore torinese dall'incontro tra una sensibilità particolarmente sollecitata dai temi teorici della libertà di coscienza, con la situazione politico culturale sempre più illiberale che il fascismo poneva in essere. In Del Noce il tema della libertà rappresenta una sorta di filo rosso che si dipana problematicamente, passando da elemento teorico cruciale in cui si condensano temi classici quali il rapporto tra Grazia e libero arbitrio, che sottolineano nella ricostruzione delnociana il valore assoluto del singolo, per giungere fino ad indagare il problema del solipsismo moderno. Qui la critica è al modello di un individuo autoreferenziale che esaurisce in sé – senza più alcun contatto con la verità – ogni significato e la cui tensione alla libertà del desiderio si trasforma in libertinismo.
L'ultima relazione analizza l'intrecciarsi della libertà nelle due dimensioni della volontà e del potere, individuando nei meccanismi antropologici costitutivi i limiti della libertà della volontà – quegli stessi limiti che Del Noce aveva osservato nella prospettiva del rapporto della libertà dell'uomo all'ordine della Grazia – e l'aprirsi di una dimensione di non completa coincidenza dell'uomo con sé stesso. È su questa sfasatura che, per Ricoeur, si apre la possibilità del male, divenendo il luogo dove si gioca la possibilità della scelta di un uomo che non può essere definito originariamente malvagio – così come neppure il male è originario – mentre più originaria è la bontà. Su questo tema, così come su quello, connesso, della finitezza e del suo possibile superamento nell'assunzione di una responsabilità che segna il passaggio da un processo di individualizzazione ad uno di universalizzazione, si sofferma compiutamente questo contributo, per passare poi ad una riflessione sulla più ampia dimensione della politica. Questo passaggio, poi ampiamente analizzato nei suoi elementi principali, mi pare significativamente illustrato soprattutto in un punto, che è quello dove si approfondisce la dialettica attività/passività, quest'ultima vista non come negazione della libertà, ma posta a fondamento del possibile incontro con la metacategoria dell'alterità.
Come si vede da questi brevi cenni, i temi delle tre relazioni – pur percorrendo vie molto diverse – si rincorrono e trovano rinvii inaspettati, che, pur nella distanza degli strumenti usati – sia dai relatori che dagli autori – e delle argomentazioni, non appaiono certamente forzati, poiché, quando la ricerca filosofica è veramente tale, trova sempre la strada per alcuni ineludibili crocevia che sono quelli della nostra ragione.
 
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