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Tu sei qui: Portale Seminari online - On-line Seminars Cinquantenario della morte di Albert Camus - 09/04/2010 La misura della rivolta. La libertà morale di A. Camus

La misura della rivolta. La libertà morale di A. Camus

Antonio Martone - 09/04/2010 Nascere in un quartiere povero di un paese coloniale, e per giunta perdere presto il padre, è verosimile sia accaduto a molti. Meno frequente è invece – nati in quella condizione – essere poi accolti da adulti, a Parigi, nel seno di una delle società intellettualmente più brillanti fra quelle prodotte dal ventesimo secolo [...]

La misura della rivolta. La libertà morale di A. Camus

1. Il caso Camus

Nascere in un quartiere povero di un paese coloniale, e per giunta perdere presto il padre, è verosimile sia accaduto a molti. Meno frequente è invece – nati in quella condizione – essere poi accolti da adulti, a Parigi, nel seno di una delle società intellettualmente più brillanti fra quelle prodotte dal ventesimo secolo. Ancor meno consueto è ritrovarsi giovane vincitore di un premio Nobel e partecipare da grande protagonista ai dibattiti che la particolarissima atmosfera spirituale dell’Occidente del secondo dopoguerra sollecitava. Ciò che rende tuttavia assolutamente speciale – e forse unica – la biografia dell’autore di cui parlo è il fatto che costui, morto a 47 anni, sia diventato presto uno degli autori più letti e tradotti del suo secolo. E’ difficile infatti incontrare persone colte che, a partire da qualsiasi posizione professionale e a prescindere dalle proprie convinzioni politiche, non conoscano almeno qualcuna delle opere di Albert Camus. 

Indubbiamente, spiegare le cause di un successo letterario è operazione difficile, forse impossibile. Tuttavia, nel caso dello scrittore franco-algerino, fra i motivi di questa grande popolarità è necessario includere, oltre al genio che è sempre personale, proprio la sua biografia, caratterizzata dalla presenza di un retroterra assai poco borghesemente “educato”. Anche un lettore occasionale non potrà non notare in Camus la presenza di qualcosa che eccede quella che oggi si direbbe la political correctness intellettuale – ciò che richiede linguaggi sorvegliati e rigorosamente codificati (o che presumono di esserlo) e appartenenze ben dichiarate. Dato fondamentale della sua scrittura – minimo comun denominatore della sua grandezza e pietra angolare dei suoi limiti – era costituito invece da un’impronta che conferiva alla sua opera freschezza e di ingenuità insieme. Vi è in Camus la presenza di un inconsueto vigore intellettuale misto ad un (talvolta) retorico buon senso popolare, di una arguzia rara e di un’onestà intellettuale decisamente sovrana di se stessa. Queste caratteristiche erano innestate su quella che, a mio parere, tutte le riassumeva; una dote che rendeva da sola la cifra – come ebbe a dire Sartre – “di un uomo, di un’opera e di un’azione” e cioè il coraggio. Soltanto un autore audace fino all’ardimento può infatti assumere integralmente il pensiero moderno, per giunta non sentendosi affatto un vero e proprio filosofo, inscrivendosi  – e come poteva essere diversamente? – integralmente all’interno delle sue coordinate, e presentare parallelamente una posizione che a quella stessa modernità intende opporre concetti che non soltanto non l’assecondano, ma che addirittura intendono contrastarla fino in fondo [...]


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