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Thomas Casadei (a cura di), Donne, diritto, diritti. Prospettive del giusfemminismo

Giappichelli, Torino, 2015, pp. 294. Recensione a cura di Luana Maria Alagna. A fornire una panoramica dettagliata dei nuovi approcci al femminismo è il libro Donne, diritto, diritti. Prospettive del giusfemminismo, curato da Thomas Casadei: esso raccoglie contributi di studiose che da anni si occupano, anche con percorsi d’indagine differenziati, di tematiche connesse al genere e al pensiero delle donne su di esse.

Thomas Casadei (a cura di), Donne, diritto, diritti. Prospettive del giusfemminismo, Giappichelli, Torino, 2015, pp. 294.


Recensione a cura di Luana Maria Alagna


 

Il pensiero femminista negli ultimi due secoli ha visto la sua nascita, crescita e affermazione in un processo che ha condotto “voci isolate” ad essere via via inserite in un coro fatto di teorie strutturate e diversificate. Proprio in virtù della variegata affluenza di posizioni filosofiche all’interno della cornice di studi delle donne e sulle donne, la stessa accezione “pensiero femminista” rischia di risultare riduttiva per una piena comprensione dei vari filoni che ne caratterizzano la ricchezza ermeneutica, e pertanto non sussumibili sotto una categoria univoca. La presenza di più declinazioni della riflessione femminista è stata oggetto oltretutto di critiche in relazione alla sua validità scientifica; critiche nate, per l’appunto, per la presunta mancanza di uniformità, presupposto ritenuto essenziale per affermarne la valenza come “teoria”. Esiste infatti una vastissima letteratura sulle argomentazioni di genere, sulle rivendicazioni di quella “parte del genere umano” che dall’uomo, in quanto vir, ha subito una mutilazione ideologica, imputabile all’affermazione e al radicamento nei secoli di una cultura maschile che si è detta e concepita come universale.

La strutturazione patriarcale della società, della cultura, del diritto, che deriva dal sedimentarsi di una concezione della donna subordinata alla figura del padre prima e del marito poi, è divenuta oggetto della polemica avviata da Mary Wollstonecraft, nel XVIII secolo, rispetto all’idea rousseauiana della natura fanciullesca della donna, funzionale a soddisfare il volere e il piacere dell’uomo. La donna infatti è sempre stata vista come il termine inferiore di una relazione. Se l’altra parte della relazione aveva la possibilità di affermare la propria sfera di influenza in forma autonoma e autodeterminante, tale possibilità è sempre stata negata alla donna in quanto femina o mulier, e dunque subordinata a quell’altra parte della relazione che risultava dominante giacché dotata di valore intrinseco. L’antica posizione subalterna della donna presenzia in modo pervasivo anche nell’etimo delle parole che ad ella si riferiscono. Proprio l’utilizzo della radice gino, nei sostantivi che identificano ciò che concerne il mondo femminile (dove, considerate le matrici elleniche, il termine γυνή indica la donna in virtù dei suoi attributi femminili, e dunque madre, figlia, moglie), presuppone quei termini della relazione che la collocano nell’orizzonte della subordinazione e dell’appartenenza.

Le moderne rivendicazioni di genere si stagliano dunque in un campo d’indagine, che ha conosciuto secoli di mutamenti, differenziazioni e riadattamenti teorico-filosofici. Gli sviluppi odierni, volti a carpire le attuali esigenze di genere in un’ottica pluralista, puntano a proporre un ripensamento ed una riscrittura di tutte quelle categorie teorico-giuridiche che, a partire da una mancanza di autonomia, si sono tradotte in discriminazioni.

A fornire una panoramica dettagliata dei nuovi approcci al femminismo è il libro Donne, diritto, diritti. Prospettive del giusfemminismo, curato da Thomas Casadei: esso raccoglie contributi di studiose che da anni si occupano, anche con percorsi d’indagine differenziati, di tematiche connesse al genere e al pensiero delle donne su di esse. Nella sua Postfazione il curatore, studioso sensibile alle tematiche storico-teoriche che hanno al centro le questioni legate ai diritti umani (si veda, in merito, Th. Casadei [a cura di], Diritti umani e soggetti vulnerabili. Violazioni, trasformazioni, aporie, Torino, Giappichelli, 2012), riassumendo in modo puntuale il complesso e ricco panorama teoretico che sta sullo sfondo del volume, parla di opera a più voci, voci di studiose di rilievo in tema di diritti delle donne.  L’intento del volume è infatti quello di collocare il variegato dibattito femminista su di un piano di riflessione più tipicamente filosofico-giuridico, volto ad evidenziare le relazioni che intercorrono tra il concetto di genere e i diritti in cui quest’ultimo si inserisce, e dalle quali relazioni scaturisce il mosaico di prospettive concettuali giusfemministe, di cui le autrici del libro si fanno interpreti. Avvia il percorso di indagine, con un approccio storico ai diritti e alle questioni di genere, Carla Faralli, la quale ci offre una ricostruzione dettagliata del percorso conoscitivo che ha portato dal femminismo “dell’uguaglianza” o “di prima ondata”, di cui sono stati messi in luce i difetti di un’ideale assimilazionista, al femminismo “della differenza” o della “seconda ondata”, più attento alla valorizzazione della soggettività attraverso il riconoscimento delle differenze. Nel corso dell’argomentazione si evidenzia come siano stati un insieme di fattori economici, sociali e culturali a influire nella definizione del ruolo della donna nella società. L’associazione della figura femminile alla sfera emozionale, istintiva, contrapposta storicamente allo schema razionale più tipicamente maschile, genera ancora oggi, come sostiene Susanna Pozzolo nel suo saggio, una sorta di discriminazione celata, nascosta nelle sfumature del linguaggio giuridico, che ci fornisce una ricostruzione della figura della donna influenzata dalla ristagnante cultura patriarcale. Sarà dunque compito del giusfemminismo, afferma Orsetta Giolo, quello di estirpare la radice maschile ed escludente del diritto, attraverso una riqualificazione dello stesso, che tenga conto delle differenze e includa le soggettività di genere. Simile è la posizione di Alessandra Facchi, che riprendendo le tesi di Catharine MacKinnon, sottolinea come vi sia la necessità che il diritto, quale strumento di potere, subisca un rimodellamento inclusivo della visione femminile, data la discrepanza attuale tra le presunte conquiste in tema di diritti delle donne e le loro effettive continue violazioni. Ad evidenziare alcune debolezze nell’impostazione teorica radicale di MacKinnon – nonché ad attestare una anche una diversificazione tra i vari approcci – è Lucia Re; quest’ultima, in particolare, individua il rischio di una deriva “essenzialista” con riferimento alla rinuncia da parte di MacKinnon di affermare “l’identità femminile” per scardinare il dominio maschile, contrapponendosi così al femminismo della differenza dal quale vuole discostarsi privilegiando un approccio di coscienza collettiva.

Importanti contributi femministi sono sorti in relazione al dibattito bioetico, rapportato alle più ampie questioni di giustizia sociale, di cui Caterina Botti e Patrizia Borsellino evidenziano i tratti peculiari. Botti constata come vi siano stati degli aspetti che la bioetica ha privilegiato, ed altri che invece ha tralasciato rispetto ad eventi caratterizzanti l’essere donna, che possono tradursi dunque in elementi di sessismo e discriminazione. Borsellino sottolinea, invece, l’importanza dell’autonomia della scelta della donna, che diviene necessariamente responsabilità nell’ottica del diritto, e che la legislazione italiana ha saputo ben interpretare con la legge sull’aborto.

L’asse dicotomico pubblico-privato ha per anni giustificato la cecità diffusa su problemi di valenza più strettamente sociale. Così dietro l’etichetta “questione privata” si celavano soprusi e sopraffazioni, di cui la donna rappresentava la vittima naturale e si avallava un sistema patriarcale consolidato che occultava quella che oggi viene chiamata “violenza di genere”.

Quest’ultima manifestazione contiene al suo interno fenomeni differenziati e complessi, che vanno dagli atti persecutori come lo stalking, di cui Chiara Sgarbi evidenzia la portata devastante e pervasiva (e il cui potenziale invasivo altera in modo totalizzante le condizioni di vita della vittima), alla sua esplicitazione più cruenta ed estrema quale è il femminicidio; di tale fenomeno e degli strumenti giuridici volti a contrastarlo Barbara Spinelli offre una panoramica esaustiva, sottolineando tra l’altro la necessità di un mutamento di prospettiva in tema di violenza di genere, al fine di meglio garantire, a livello nazionale e internazionale, l’esercizio effettivo dei diritti umani e fondamentali per le donne.

Gli studi di genere nella loro poliedricità hanno anche approfondito il tema etico della cura, del taking care, della vulnerabilità e della dipendenza, campo d’indagine che ha come esponenti di spicco Carol Gilligan, Joan Tronto, Eva Kittay e, per certi versi, Martha Nussbaum. Brunella Casalini e Maria Giulia Bernardini, sottolineando l’importanza dell’approccio relazionale e del concetto di autonomia in un rapporto asimmetrico quale è quello tra soggetto disabile e chi è deputato a prestargli assistenza, affermano l’esigenza di privilegiare il punto di vista della parte vulnerabile nelle questioni sociali e istituzionali; dunque fondamentale è il recupero della soggettività relazionale nell’ambiente in cui la stessa si inserisce, affinché possa essere riconosciuto pieno valore umano agli individui in condizioni di dipendenza.

Ciò che emerge è che l’affermazione dell’individualità, la conquista dell’autodeterminazione, esige una profonda trasformazione della società, un mutamento di visione attraverso una serie di riforme che si concretano nella piena uguaglianza di opportunità. La rivendicazione da parte delle istituzioni e della politica di traguardi inerenti una maggiore equità nelle opportunità per le donne, mostrano ancora una volta delle debolezze, che Susanna Pozzolo, nel suo secondo contributo all’opera, e Rosa Maria Amorevole rilevano attraverso una completa indagine conoscitiva sulla condizione delle donne nell’orizzonte lavorativo. Dalle loro analisi si evincono tutte le difficoltà della riduzione del divario di genere, sia nell’accesso al lavoro e all’ascesa professionale sia nel contesto politico-istituzionale.

In tutti gli argomenti affrontati dalle autrici si erge un messaggio, che fa da eco alle problematiche oggetto di ricerca, ossia l’esigenza di una rinegoziazione dei contenuti del diritto e di una sua successiva ridefinizione (inclusiva delle rivendicazioni di soggetti provenienti da diversi contesti, in un processo normativo in continua evoluzione).Varietà e ricchezza gnoseologica sono ciò che caratterizza l’originalità dell’approccio al pensiero femminista, e i contributi teorico-scientifici che compongono il volume – all’interno della cornice del femminismo giuridico – si prestano ad un’indagine dettagliata delle principali questioni che riguardano la vita delle donne nelle società e nel mondo contemporanei.

 


Luana Maria Alagna


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