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James Griffin, On Human Rights

Oxford University Press, 2008, 339 pp Recensione a cura di Cettina Marcellino

James Griffin, On Human Rights, Oxford University Press, 2008, 339 pp.


Recensione a cura di Cettina Marcellino.


James Griffin, White’s Professor of Moral Philosophy Emeritus all’Università di Oxford, offre nel suo ultimo testo, On Human Rights, una nuova indagine sul concetto politico, giuridico e filosofico dei diritti umani.
Il testo, suddiviso in tre parti, presenta una dettagliata analisi dello sviluppo del concetto di “diritti umani”, partendo dalla denominazione come ‘diritti naturali’, sino alla loro prima apparizione nel medioevo, giungendo infine ai nostri giorni.
L’indagine si snoda attraverso i vari significati che tali diritti hanno rivestito, cercando costantemente il senso dagli stessi espresso, a seconda dei momenti storici e politici di riferimento. La domanda che lega tutta l’esposizione è certamente cosa siano realmente i diritti umani oggi e se questi si siano realizzati. È infatti posizione comune, in campo scientifico, che tali diritti, pur vantando una complessa storia, non abbiano ancora trovato piena realizzazione.
Il primo capitolo viene perciò validamente intitolato “I diritti umani: l’idea incompleta”, ed è chiaro che preciso scopo dell’autore sia convincere il lettore della mancata realizzazione degli stessi. A tale scopo vengono utilizzati noti elementi di critica, quali l’indeterminatezza del termine ‘diritti umani’ e i differenti approcci interpretativi che sono stati posti in essere. Ma fortemente interessante, nell’approccio di Griffin, è l’intento propositivo che permea tutto il testo.
L’autore infatti, pur ricorrendo a temi noti – quali appunto la mancanza di determinatezza di significato e genere di tali diritti – non manca mai di affiancare, a siffatta ridondante critica, nuove proposte volte a rielaborare gli ormai saldi cliché sul tema, offrendo quindi chiavi di risoluzione ai vecchi e discussi quesiti.
Egli propone pertanto “rimedi per l’indeterminatezza” e tentativi di “completamento” dell’idea che sorregge tali diritti, e lo fa con un ritmo incalzante e appassionato sin dalle prime pagine del testo.
È appunto questo  lo scopo che l’autore stesso rincorre:  l’individuazione di una via da seguire per giungere al completamento dell’idea dei diritti umani. Ed è questa la ragione che porta nuovamente l’indagine sul piano storico, al fine di individuare le eredità, negative e positive, di cui soffrono tali diritti.
L’utilizzo costante del tema dell’idea riconduce all’argomentazione filosofica della dottrina kantiana, che l’autore stesso cita in diverse parti del testo. Dalla tradizione ai conflitti sui diritti umani, dalla mancata definizione di un elenco esatto alla metafisica intrinseca in tali diritti, il testo si snoda attraverso percorsi di tipo politico e filosofico.
Nella seconda parte, l’attenzione si sposta da un piano storico-filosofico ad un piano prettamente politico, con un’analisi dei concetti di “autonomia”, “libertà” e “welfare”.
Infine, il clou del testo si raggiunge nella terza parte, quando l’autore riassume validamente le accennate proposte e scende nel dettaglio delle stesse, partendo dall’evidente discrepanza che esiste tra il concetto filosofico e la realizzazione pratica di tali diritti sul piano del diritto internazionale, sino a giungere alla nozione di moderna democrazia e all’analisi delle richieste da soddisfare per una piena realizzazione dei diritti. Interessante notare come l’autore, al fine di mantenere viva l’attenzione del lettore, abbia utilizzato ripetutamente la tecnica delle antinomie: storia/filosofia, diritto/politica, diritto alla vita/diritto alla morte, indeterminatezza del senso/ricerca della realizzazione pratica, pubblico/privato, libertà/obbligo.
Nel testo di Griffin viene dunque esposta l’analisi dello sviluppo di tali diritti, ed è partendo da questa analisi che l’autore sostiene energicamente come gli stessi siano oggi giunti ad essere considerati diritti incompleti.
La riflessione si ferma sull’indeterminatezza del significato che tali diritti rivestono, sulla vacuità del senso che tentano di soddisfare, e sulla difficoltà di individuare criteri di determinazione in ambito prevalentemente giuridico. L’autore lavora su un certo numero di casi paradigmatici, da cui fa derivare le sue stesse riflessioni, e sottolinea la necessità di trovare una nuova definizione e lettura di tali diritti al fine di “completarli”. Il testo offre quindi nuove proposte interpretative e di ricerca.


Cettina Marcellino


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