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Francesco Giacomantonio, Sociologia dell’agire politico. Bauman, Habermas, Zizek

Studium, Roma, 2014, pp. 126. Recensione a cura di Ruggero D'Alessandro Oggetto cruciale del testo è, attraverso il pensiero di tali figure intellettuali, una riflessione di sociologia teorica sull’agire politico, ma il discorso si mostra, sin dalle prime pagine, significativo per pensare filosoficamente il Politico – oltre che sociologicamente. Anzi, tali piani vengono considerati imprescindibili per qualsiasi riflessione sull’agire nella pòlis (in senso lato).

Francesco Giacomantonio, Sociologia dell’agire politico. Bauman, Habermas, Zizek, Studium, Roma, 2014, pp. 126.

                     

Recensione a cura di Ruggero D'Alessandro


Francesco Giacomantonio, già autore di studi e testi su figure e tematiche a cavallo fra sociologia, filosofia politica e pensiero politico, affronta in questo volume tre importanti studiosi che si caratterizzano presso il pubblico colto (non necessariamente di soli specialisti) per alcuni aspetti teorici e tratti della personalità.

Zygmunt Bauman, di origine polacca, insegna per un trentennio a Leeds. Diviene famoso una ventina d’anni fa per la formula della “società liquida” (a volte fin troppo abusata, soprattutto dall’ingordo mercato editoriale e massmediatico). È autore di una sessantina di volumi e, malgrado i 90 anni, gira ancora l’Europa per conferenze e seminari.

Jürgen Habermas opera da giovane nell’ambito del famoso Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. Tanto viene apprezzato da Adorno, quanto subisce l’ostilità di Horkheimer. Dagli anni Ottanta  affida le sorti del sociale e del politico alle virtù dell’agire comunicativo, alla cogenza dei diritti di cittadinanza e al ruolo strategico dell’Europa unita. Così facendo si distacca dall’originale approccio tardo-francofortese trasformandosi in liberal democratico.

Slavoj Žižek  è un abile comunicatore (a volte eccessivo nelle forme, quanto radicale nei contenuti), unisce una produzione vertiginosa di libri e articoli ad una doppia formazione e professione: filosofo e psicoanalista lacaniano. Dirige a Londra il Birkbeck Institute for the Humanities.

Oggetto cruciale del testo è, attraverso il pensiero di tali figure intellettuali, una riflessione di sociologia teorica sull’agire politico, ma il discorso si mostra, sin dalle prime pagine, significativo per pensare filosoficamente il Politico – oltre che sociologicamente. Anzi, tali piani vengono considerati imprescindibili per qualsiasi riflessione sull’agire nella pòlis (in senso lato).

La Premessa parte già con tre chiare definizioni di sociologia della politica, scienza politica e filosofia politica – non raramente oggetto di confusione. Tali definizioni si concentrano, rispettivamente, sulle analisi della costruzione sociale, sui meccanismi istituzionali, sull’approccio normativo-ideale.

Il volume si divide in cinque parti: i due estremi sono costituiti dal Capitolo I incentrato sull’agire sociale e dal V che indaga il senso della politica (e del Politico). Al centro troviamo un capitolo per ciascuno dei tre pensatori.

Per decenni i partiti politici contemporanei – sin dall’avvento della società di massa nel ‘900 – svolgono la funzione d’incanalare l’agire politico lungo i percorsi elettorale, di opinione pubblica, parlamentare, <<normando le potenziali conflittualità tra le parti sociali>> (p. 11). Ma nel passaggio fra Novecento e Duemila la crisi di legittimazione, fattasi già sentire negli anni Settanta (si vedano le opere di Habermas, Offe e O’Connor sul capitalismo maturo) fa arretrare la forma partito dallo scenario sociale a beneficio di un neo individualismo, di forme di protesta difficilmente coordinabili ma intense, nonché di movimenti collettivi che vanno dagli alter global (affermatisi a Seattle nel novembre 1999, in occasione delle contestazioni ad una riunione del WTO) a Occupy Wall Street e M15, fino Syriza in Grecia e Podemos in Spagna – che sono sì partiti, ma di evidente natura movimentista

Giacomantonio evidenzia il ruolo di un sapere sociologico e di una riflessione filosofica operativi ognuno nel proprio ambito e al contempo collegati nell’indagare funzionamento, senso, problemi dell’agire politico,. La riflessione sociale <<prende senso compiuto quando mira a costituire una visione della realtà sociale e politica alternativa a quella presentata dai discorsi politico e quotidiano in genere. Ossia, quando, tra l’altro, orienta anche un agire politico>> (p. 14).

In senso complessivo (e a un tempo complesso), il dispiegarsi della modernità determina il profondo modificarsi degli universi simbolici. Dalla scienza all’economia, dalle humanities alla psicologia individuale e collettiva, fino alla morale, tutti i più significativi insiemi di significati condivisi dagli uomini cambiano in rapporto all’apparire di sempre nuove tecnologie e alla massificazione delle società europee e nordamericana, alla conduzione della guerra di materiali (per dirla con Jünger), all’ascesa dei fascismi e al modello di democrazia del Welfare sperimentata in Scandinavia, Stati Uniti e Gran Bretagna fra fine anni Venti e metà Quaranta.

Esaminando le tappe della crisi dell’agire politico, Giacomantonio ricorda l’analisi delle scienze europee analizzata da Husserl, la riflessione sui fascismi europei e la degenerazione del comunismo in stalinismo messa in campo da  Adorno, Horkheimer e Marcuse; esamina poi  le considerazioni sulla sfera pubblica, di Hannah Arendt.

Il mutato rapporto uomo/natura e il ruolo crescente della tecnica sono alcuni degli elementi chiave evidenziati da questi pensatori. Non è solo questione di cultura e civiltà in crisi, ma anche di scelte individuali. E sono proprio i tre sociologi e filosofi indagati nel volume ad essere in prima fila nello studiare lo statuto dell’individuo e la sua connotazione politica: Bauman alle prese con l’indagine di una società che ha smarrito punti fermi ed è orfana di ideologie (la citata “liquidità” di condizioni e prospettive); Habermas nello sforzo di costruire un’arena pubblica di discussione e decisione alla luce di un neo illuminismo; Žižek nell’ancor più arduo tentativo di riavviare un pensiero radicale e comunitario,.

Ricordando un sociologo a volte dimenticato come Norbert Elias, l’Autore collega profondamente i processi d’individualizzazione e civilizzazione, considerando la società contemporanea come società individualista: nel processo di modernizzazione si afferma la figura <<dell’individuo come proprietario della propria persona e delle proprie capacità>> (p. 21).

Bauman intitola uno dei suoi più fortunati lavori La società individualizzata. La biografia individuale appare, in quest’ottica, come l’ esito dell’insieme di elementi che  influenzano l’individuo – fra famiglia e società, mondo del lavoro e sfera affettiva, consumo e formazione/cultura. La crisi della razionalità scuote tutti i sottosistemi sociali: giustamente Giacomantonio discute l’affermarsi di una <<cultura terapeutica>> che attiva un Io dipendente. L’egemonia del Soggetto deve passare attraverso la riconquista della ratio, la dialettica con l’Altro e il coltivare l’immaginazione (p. 27).

L’Autore assolve bene al compito che si è prefisso: non certo tracciare un riassuntino scolastico sui tre pensatori del sociale e del politico, quanto l’identificarne i punti salienti del percorso intellettuale. Il rapporto fra pubblico e privato, il liquefarsi della modernità, gli spazi dell’etica e della politica, il concetto d’individualismo radicale per Zygmunt Bauman; il “metodo” dell’agire comunicativo, il ruolo del multiculturalismo in una società a democrazia matura, lo sviluppo di un vero e proprio illuminismo politologico in Jürgen Habermas; la ricostruzione di un soggetto forte nel panorama sociale e nell’arena politica, in grado di organizzare una critica collettiva al modello neoliberale di capitalismo, che si afferma con la globalizzazione a partire dagli anni Novanta, nella riflessione di Slavoj Žižek.

Un osservatore critico in merito a queste posizioni, potrebbe forse manifestare, da una parte, una certa distanza dalla svolta habermasiana che coltiva l’illusione di un’arma (in realtà spuntata) come quella della società comunicativa, e, dall’altra, invece, una maggiore condivisione della conclusione del capitolo dedicato al filosofo e psicoanalista sloveno, ritenuto <<forse, l’ultimo erede, seppur indiretto, della tradizione della Scuola di Francoforte; in fondo, ne condivide gli strumenti epistemologici: psicoanalisi, marxismo, analisi sociologica; ne riflette la visuale critica dell’esistente e aperta al futuro; mette al centro della sua riflessione il nesso tra la soggettività e la politica>> (p. 84).

Particolarmente prezioso è il capitolo conclusivo, Il senso della politica, che assolve al compito di leggere il pensiero dei tre studiosi alla luce di tematiche di grande attualità e, diciamo anche, di urgenza. Basta ricordare qualche argomento discusso nei sette paragrafi che compongono il capitolo: il rapporto fra libertà e spazio sociale, la spoliticizzazione che si accompagna alla privatizzazione politica emancipatoria e politica della vita (artificiosa distinzione operata da Anthony Giddens con i suoi nefasti risultati nella cool Britannia dei tre governi Blair) fino all’attualissimo ritratto sociologico critico del neoliberismo, in cui si de-socializza, si de-istituzionalizza, si de-politicizza a tutto vantaggio dei flussi economici che regnano incontrollati e senza più confini grazie alla dominante globalizzazione.

 

Ruggero D'Alessandro


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