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Anna Elisabetta Galeotti, La politica del rispetto. I fondamenti etici della democrazia

Laterza, Roma-Bari, 2010. Recensione a cura di Irene Ottonello Il volume è una riflessione sul ruolo politico che il principio morale dell’eguale rispetto (ER) ricopre nelle democrazie liberali moderne. L’autrice individua due ruoli interconnessi: il primo è quello fondazionale, che il principio dell’ER gioca nei confronti della legittimità democratica e liberale, mentre il secondo ha a che fare con la possibilità delle istituzioni liberali e democratiche di sostenere un’efficace politica di riconoscimento [...]

Anna Elisabetta Galeotti, La politica del rispetto. I fondamenti etici della democrazia, Laterza, Roma-Bari, 2010.

 

Recensione a cura di Irene Ottonello

 

Il volume è una riflessione sul ruolo politico che il principio morale dell’eguale rispetto (ER) ricopre nelle democrazie liberali moderne. L’autrice individua due ruoli interconnessi: il primo è quello fondazionale, che il principio dell’ER gioca nei confronti della legittimità democratica e liberale, mentre il secondo ha a che fare con la possibilità delle istituzioni liberali e democratiche di sostenere un’efficace politica di riconoscimento. Esiste una relazione fra la legittimità democratica e le pratiche politiche di riconoscimento basata sul principio morale dell’ER, che l’autrice indaga e approfondisce attraverso l’analisi concettuale della nozione di rispetto. Tale relazione implica che una società democratica e liberale non possa prescindere da un certo modo di intendere la pratica del riconoscimento senza correre il rischio di mettere a repentaglio la sua stessa legittimità; altrimenti detto, la legittimità democratica e liberale dipende anche da come le istituzioni si comportano nei confronti delle rivendicazioni di giustizia: riconosceranno i soggetti richiedenti in quanto persone, così come sono, indipendentemente dal contenuto delle loro rivendicazioni – contenuto che è soggetto a contrattazione – e dalla ragionevolezza della dottrina comprensiva a cui fanno riferimento.

Il volume è strutturato in tre sezioni, le quali stanno per altrettanti capitoli: la prima si occupa del ruolo fondazionale del principio dell’ER; la seconda è un’analisi concettuale della nozione di rispetto a partire da alcune considerazioni che appartengono propriamente alla filosofia morale (sulla scorta degli importanti lavori di S. Darwall, T. E. Hill e R. S. Dillon); infine, nella terza sezione, sono esposte e commentate le implicazioni politiche dell’ER che definiscono quella che Galeotti chiama politica del rispetto.

Il primo capitolo considera i rapporti inevitabili fra etica e politica nel quadro del Liberalismo Politico – Galeotti adotta, se pur tendendo ad un superamento, il paradigma ralwsiano – e riflette sulle critiche che si muovono reciprocamente diverse forme di giustificazione della legittimità liberale e democratica (posizioni di neutralismo, continuismo e continuismo «forte»). Tralasciando qui di enumerare le diverse posizioni e gli argomenti a sostegno dell’una e dell’altra obiezione e dell’una e dell’altra contro-obiezione, è però fondamentale notare che Galeotti supera proficuamente questa sterile disputa, constatando empiricamente che tutte le posizioni “si richiamano [...], esplicitamente o meno, al principio dell’ER, che la posizione rivale violerebbe nei loro confronti” (p. 32). L’affermazione non soltanto è importante sul piano contenutistico, ma fornisce una netta indicazione circa il modo di procedere dell’argomentazione, ripensando l’universalità dei principi morali e la relazione che intrattengono con la specificità dei singoli casi empirici in modo originale.

Scrive Galeotti che l’ER è un principio formale e procedurale, a fondamento della legittimità democratica e liberale, di cui rivendica la natura morale e che costituisce un universale pratico. L’autrice riprende da Charles Larmore (The Autonomy of Morality, New York: Cambridge University Press, 2008) la distinzione fra universalità della giustificazione e universalità della validità di un principio, e adottando un metodo di carattere empirico esaustivo constata la costante presenza dell’ER nelle pratiche politiche che riguardano rivendicazioni di giustizia – presenza riscontrabile anche nel dibattito fra le diverse forme di giustificazione della legittimità democratica. Per Galeotti ciò implica che la validità universale dell’ER praticamente rilevata prescinde dall’universalità irresistibile delle giustificazioni che di essa si possono dare; per questa ragione il principio morale dell’ER è un universale pratico. In questo primo capitolo, Galeotti propone una tesi tanto affascinante quanto strumentale: “un principio sorto dalla contingenza storica entro una data tradizione, può poi generalizzarsi e diventare universale sulla base della sua forza normativa” (p. 62). Una specificazione di quest’idea rende possibile separare l’origine delle “ragioni per l’azione” dalla loro validità normativa e di distinguere le ragioni pubblicamente spendibili, le quali hanno una valenza normativa universale che trova riscontro in ogni pratica politica di un certo tipo e che dipendono dal principio di ER, dalle ragioni pubbliche, intese nel senso di ragioni che hanno origine in una data tradizione culturale e del liberalismo che mette al centro la concezione kantiana (e rawlsiana) della persona. Le ragioni pubblicamente spendibili non dipendono né da una precisa concezione della persona, né dal rispetto inteso come derivato dall’assunzione della ragionevolezza.

Il secondo capitolo concerne l’analisi concettuale della nozione di rispetto ed è costruito a partire da alcune coppie concettuali – rispetto-riconoscimento/rispetto-stima (Darwall 1977) e rispetto in seconda-persona/rispetto in terza-persona (Darwall 2004). L’analisi ha un incedere lineare fatto di sottrazioni successive che evidenzia il nucleo residuale del rispetto in un “atto individualizzante di riconoscimento dell’altro come mio pari” (p. 131). Galeotti argomenta che il principio dell’ER è una forma di rispetto-riconoscimento; il rispetto-stima, invece, rende possibile la concezione meritocratica della società e la giustificazione del sistema degli incentivi in una società che possa anche dirsi giusta (in senso rawlsiano). In questo contesto, il rispetto-riconoscimento è inteso come una pro-attitudine, come un atteggiamento orientato all’azione, svuotato di tutte le implicazioni metafisiche dovute al necessario riferimento all’etica di Kant per la definizione di rispetto come elemento normativo, e motivazionale, dell’azione moralmente orientata, e della capacità di provare rispetto per la legge morale come disposizione originaria alla “personalità”. Questo atteggiamento orientato all’azione è anche il contenuto normativo dello status di persona e il requisito minimo di capacità morale presuntiva per il quale le persone possono dirsi tali.

Seguendo Darwall, Galeotti poi ritiene di specificare meglio tale capacità morale, identificandola con le “ragioni per agire in seconda persona”; ciò implica che la predisposizione ad agire di un individuo nei confronti dell’altro non dipende dall’autorità impersonale della legge morale. In altre parole il rispetto non è un atto dovuto. Essendo il rispetto indipendente dal dovere – Galeotti scrive che non solo nessuno sarebbe disposto ad accettare di essere rispettato dagli altri per dovere, ma verrebbe a cadere l’idea stessa di rispetto – l’intera prospettiva diritti/doveri è inadeguata per rendere conto del rispetto-riconoscimento. La predisposizione ad agire si dovrebbe esplicitare in un atto individualizzante di riconoscimento; e siccome gli individui, in quanto persone, sono capaci di un atto individualizzante di riconoscimento, ovvero riescono a riconoscere nell’altro così com’è una persona, ecco che il rispetto assume la dimensione dell’eguaglianza, quindi di eguale rispetto.  Nel dire che l’attribuzione di rispetto prescinde dalla dimensione dei diritti e dei doveri, Galeotti afferma che la caratteristica centrale del rispetto “è il suo non corrispondere a un preciso qualcosa, e di conseguenza [sottolinea] la sua natura indiretta” (p. 104). Il principio dell’eguale rispetto sussiste indipendente dal suo contenuto, del quale viene inevitabilmente svuotato.

L’analisi concettuale del rispetto comporta alcune implicazioni nell’ambito della prassi politica democratica nella quale sono coinvolte istituzioni e soggetti che rivendicano una mancanza di riconoscimento, tema del terzo capitolo del libro. In questo contesto, la natura indiretta del rispetto rileva che accordare diritti ai richiedenti non sempre comporta un effettivo riconoscimento degli stessi come persone, e che ad un pieno riconoscimento dei soggetti richiedenti può corrispondere una contrattazione circa il contenuto delle rivendicazioni. La legittimità della contrattazione – che si può concludere in un completo rifiuto delle richieste – è assolutamente auspicabile, in ragione del fatto che alla contrattazione partecipano persone che provengono da dottrine comprensive irragionevoli. Per Galeotti, che nella pratica di avanzare rivendicazioni di giustizia anche chi non sostiene una dottrina comprensiva ragionevole fa riferimento al principio dell’ER, è un fatto accessibile all’evidenza comune e spiegato dalla rottura del rapporto causale fra ragionevolezza e rispetto, che a sua volta comporta implicazioni normative per le istituzioni che vogliano agire coerentemente con il loro fondamento di legittimità. Inoltre, il rispetto che le istituzioni devono agli interlocutori politici deve avvenire sempre per mezzo di un atto individualizzante di riconoscimento; questa implicazione normativa si deve alla natura in seconda-persona del rispetto, la quale fa sì che le persone siano considerate tali senza prescindere dalla loro identità singolare o collettiva, qualora ne condividano una. Galeotti adotta una strategia vincente: svuota fino a ridurre ai minimi termini il principio morale dell’ER e ottiene il risultato politicamente importante che gli atti di riconoscimento dell’altro non devono mai avvenire tramite sottrazioni o mascheramenti della sua identità (personale o collettiva).

Il volume di Galeotti è un contributo fondamentale alla democrazia liberale anche sul piano della prassi politica, offrendo ad essa la possibilità di superare la costante ambiguità in cui si trova da tempo nell’affrontare le sfide poste dalla società multiculturale e globale, e indicando nuove strade – si prendano a paragone le posizioni di Charles Taylor (The Politics of Recognition, Princeton: Princeton University Press, 1992) – per raggiungere e porre in atto un’efficace politica del riconoscimento resa possibile da una ritrovata consapevolezza dei suoi fondamenti etici.

Irene Ottonello

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