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Guaraldo Olivia


Posizione attuale e sede universitaria:
ricercatrice n.c.; Università delgi studi di Veorna, facoltà di lettere e filosofia.

Discipline insegnate:
filosofia politica (cdl triennale in filosofia); filosofia politica (cdl triennale in scienze della comunicazione)

Aree di ricerca:
filosofia politica moderna e contemporanea; storia del pensiero politico delle donne; studi femministi; politica ed estetica.

Argomenti di ricerca:
statualità e forme della violenza globale; ontologia politica della vulnerabilità: la comunità della perdita.

Percorsi di ricerca:
1. Politica e menzogna. Uno dei problemi fondamentali della attuale crisi della democrazia ha a che fare non con l’impossibilità di distinguere fra verità e finzione, ma con una strategia di persuasione politica basata quasi esclusivamente su finzioni politiche avallate dai mass-media.  La ricerca ha preso in esame il ruolo politico della menzogna e della finzione, la loro relazione con la dimensione della persuasione dei cittadini, della credibilità delle élites al potere, della formazione dell’opinione pubblica, intesa tradizionalmente come una dimensione vitale al funzionamento della democrazia stessa. La tesi sostenuta in diverse pubblicazioni è che i recenti conflitti post 9/11 diano vita ad un cortocircuito fittizio in cui i mass media giocano un ruolo fondamentale. La cosiddetta ‘guerra globale’ è pervasiva e priva di strategia nella misura in cui si affida ad una ‘politica delle finzioni’ dove ciò che conta non è il perseguimento di obiettivi ma lo spettacolo, lo scalpore, la sensazionalità. In questo senso i recenti conflitti, a partire dall’attentato terroristico alle Twin Towers, sono caratterizzati da una spettacolarizzazione che diviene oggetto di consumo per gli spettatori televisivi, e che degli eventi cinematografici assume tutte le caratteristiche, salvo quella di produrre morte e distruzione reali e di massa.     
2. Vulnerabilità e comunità della perdita. Un ulteriore filone della mia attività di ricerca si è infine focalizzato sulla necessità di uscire dai modelli e dall’immaginario politico moderni per ripensare la politica e le forme della convivenza umana a partire da una condivisa e ineludibile vulnerabilità. Lo scopo della ricerca è quello di delineare i tratti essenziali di una ontologia della vulnerabilità che sia in grado di offrire modelli di comunità politica solidali e non-violenti. A questo proposito illuminanti si sono rivelate le posizioni della pensatrice statunitense Judith Butler, di cui O.Guaraldo ha curato l’edizione italiana di due dei suoi testi più recenti: Vite precarie (Roma 2004) e La disfatta del genere (Roma 2006). A partire dalle originali posizioni butleriane la ricerca ha sviluppato la nozione di “comunità della perdita” come modo alternativo di concettualizzare l’appartenenza politica: non come insieme di volontà particolari e individualizzate, separate l’una dall’altra e immunizzate dal contatto con l’altro - come nel classico modello statuale moderno di cui Hobbes è l’iniziatore – bensì come soggetti in costante relazione e contatto. La vulnerabilità è la figura che Butler propone per ripensare l’umano a partire da una comunanza nella sofferenza, nella fragilità e nell’esposizione costitutiva dell’umano alla relazionalità, sia nelle forme della violenza sia in quelle della cura . La perdita come cifra della vulnerabilità si configura come un modo di offrire una risposta non-violenta all’offesa subita. La prospettiva della ‘comunità della perdita’ è quella di chi resta, di chi in quanto prossimo alle vittime rifiuta di assumere il punto di vista vendicativo e violento del guerriero che inevitabilmente perpetua il ciclo della violenza. La proposta di una comunità della perdita vuole essere anche una mossa provocatoria che tenti di sottrarre il lessico e l’immaginario politico occidentale all’ambito militare e alla mimesi violenta. In questo senso illuminanti si sono dimostrate anche le recenti posizioni espresse da Adriana Cavarero in Orrorismo ovvero della violenza sull’inerme (Milano 2007). Mettere in relazione il pensiero femminista statunitense e quello italiano nelle figure di Butler e Cavarero si è rivelato proficuo sia ai fini di una rilettura del dibattito femminista contemporaneo (tradizionalmente diviso fra posizioni ‘poststrutturaliste’ da una parte e ‘essenzialiste’ dall’altra) , sia ai fini del ripensamento della politica e dell’ontologia.

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