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CALL FOR PAPER: La filosofia di Giorgio Agamben: metafisica, politica, etica e diritto (deadline 31 marzo 2019)

La filosofia di Giorgio Agamben: metafisica, politica, etica e diritto
A cura di Ernesto C. Sferrazza Papa

Un osservatore attento della filosofia contemporanea non può esimersi dal riconoscere l’importanza dell’opera di Giorgio Agamben nella ridefinizione e nel ripensamento dei problemi fondamentali della tradizione occidentale. A partire dalla pubblicazione di Stanze (1977) e di Infanzia e storia (1979), Agamben si è imposto all’attenzione del dibattito internazionale per la radicalità con cui è stato in grado di movimentare il canone filosofico attraverso un serrato confronto critico con la tradizione occidentale nel suo insieme. Sarebbe in ogni caso una colpevole negligenza limitare l’opera agambeniana alla critica della tradizione ch’essa ha imbastito. Non ci confrontiamo unicamente con un ripensamento critico della tradizione filosofica, ma abbiamo a che fare con un nuovo modo di “fare” filosofia, con un nuovo “stile in filosofia” – per dirla con Manfred Frank –, ossia con qualcosa di radicalmente innovativo nella storia del pensiero filosofico, foriero di un intero spettro di reazioni che va dalla radicale disapprovazione all’agiografia programmatica, come dimostrerebbe una ricognizione nella letteratura critica più aggiornata. Di questo nuovo “stile in filosofia” è testimonianza il progetto Homo sacer, autentico hapax della riflessione filosofica occidentale, inaugurato nel 1995 con la pubblicazione di Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita e abbandonato – perché, questa la lectio difficilior di Agamben, nessuna opera può mai realmente concludersi – nel 2014 con L’uso dei corpi (Homo sacer, IV, 2). In Homo sacer Agamben, a partire da una analisi serrata dei dispositivi giuridici del diritto romano, ha indagato i lati oscuri della modernità, mostrando la sostanziale omogeneità paradigmatica che ha segnato la storia politica dell’umanità (le analisi del sacro, del campo come paradigma politico, della polis, dell’etica sono in questo senso rivelatrici) e proponendo un ripensamento radicale dell’intero apparato categoriale occidentale, fino a teorizzare un potere destituente che attende ancora un’indagine approfondita. Il pensiero agambeniano, nella sua radicalità, ci invita altresì a ripensare gli steccati disciplinari che il sapere accademico ci impone in quest’epoca – obbligandoci di fatto ad abolirli, a sfondarli: teologia e diritto, metafisica e politica, geografia e arte. Da questa specola, fare uso dell’armamentario concettuale di Agamben implica il rifiuto delle divisioni e delle separazioni disciplinari, cui sostituire una molteplicità di soglie attraverso le quali transitare. Da questo punto di vista, il pensiero di Agamben rappresenta una vera e propria accusa alla compartimentazione dei saperi fomentata oggigiorno dall’accademia. Di questa complessità concettuale sarà senza dubbio problematico rendere conto. E tuttavia, il presente numero monografico del “Lessico di etica pubblica” si propone l’arduo compito, la sfida in un certo senso, di ricostruire criticamente l’orizzonte entro cui si muove la filosofia di Giorgio Agamben, indagandone sia gli aspetti maggiormente proficui, sia – e forse soprattutto – quelli maggiormente critici. Dato il contesto editoriale della rivista e i suoi interessi specifici, particolare attenzione verrà dedicata alla possibilità di ripensare (ossia: di pensare criticamente) lo spazio pubblico a partire dalle categorie del pensiero di Agamben, che movimentano il repertorio classico di nozioni quali Stato, comunità, società, agire. È possibile fondare un agire pubblico a partire dall’armamentario concettuale di Agamben, oppure la sua critica filosofica è sintomatica del venire meno della possibilità stessa di un agire? Quale spazio vi è per l’etica una volta decostruite le categorie sulle quali si è storicamente e concettualmente fondata? E quale spazio per la politica, anch’essa decostruita dalla critica agambeniana? Pur mantenendo la generalità tematica che contraddistingue il pensiero di Agamben, gli autori sono caldamente invitati a focalizzare i propri contributi su una delle seguenti linee di ricerca: - concetti e temi della filosofia agambeniana (campo, stato d’eccezione, bando, soglia, homo sacer, dispositivo, nuda vita, uso, inoperosità, etc.); - Agamben e la tradizione filosofica occidentale (in particolare, ma non solo: Platone, Aristotele, Kant, Hegel, Marx, Nietzsche, Benjamin, Schmitt, Arendt, Heidegger, Bataille, Wittgenstein, Foucault); - “figure” del pensiero agambeniano (Kafka, Melville, Bartleby, etc.); - il fuori della filosofia di Agamben: geografia, diritto, teologia, arte, critica letteraria; - secolarizzazione, archeologia, genealogia: il problema del metodo in filosofia; - Agamben e l’Italian Theory; - Etica e politica in Agamben: operosità/inoperosità, azione/inazione, istituzione/costituzione/ destituzione.

Gli autori che intendessero proporre contributi al di fuori delle linee di ricerca suggerite sono invitati a discuterne preliminarmente con il curatore del numero, contattandolo all’indirizzo mail ernesto.sferrazzapapa@unito.it
I contributi dovranno essere inviati entro il 31 marzo 2019 al medesimo indirizzo mail preparati per il processo di blind-review e uniformati secondo le norme redazionali della rivista.
Per informazioni in tal senso si consulti il sito web http://www.eticapubblica.it/ Si accettano contributi in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Lunghezza massima: 35000 battute spazi inclusi.
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