Teresa Serra
28.11.2008
Caro Sandro non credo che farò in tempo ad essere alla riunione di oggi. Avevo già preso un impegno che non posso rinviare. Mi pare che il confronto telematico sia stato molto utile. Sono d'accordo con Gatti sugli emendamentiproposti e aggiungerei quelli di Cangiotti e Sciacca sugli anni di riferimento. Quanto alle lingue straniere può essere considerato un requisito ulteriore ma le osservazioni fatte in merito da Cangiotti e Alfieri e altri mi sembrano opportune. In primo piano deve essere la consistenza dell'oggetto della ricerca, lo spessore culturale e la dote speculativa dell'autore, la continuità degli studi, ma anche la ampiezza degli interessi, la conoscenza dei classici ecc., la familiarità col dibattito internazionale, la diffusione nell'ambiente culturale italiano delle pubblicazioni, come dice Chiodi. Mi pare che Petrucciani abbia ragione e che quanto dice debba avere la precedenza su altri criteri. Quanto agli editori valgono anche le perplessità espresse . Tuttavia se i criteri fondamentali vanno nella linea dei criteri basilari,l'editore, la rilevanza all'estero e tutti gli altri ecc possono intervenire come criteri di comparazione ma non devono funzionare come criteri di inclusione o peggio di esclusione. D'accordo con Maffettone sulla opportunità di un incontro che se è difficile nell'immediato resta utile per tutti noi. Quanto ai settori scientifici disciplinari lascio a te la scelta sull'opportunità ma, a rigore di logica, filosofia del diritto (IUS/20)dovrebbe venir se non prima almeno accanto ad altre, con le quali pure possiamo condividere criteri, ma che hanno un taglio diverso (SPS ...). O che hanno un taglio simile ma non hanno la percezione dell'importanza del momento istituzionale come i settori Fil.
Un saluto a tutti
Teresa Serra
30.11.2008
Caro Sandro capisco che il testo possa essere stato già inviato ma mi pare a questo punto che il parere della giunta sia minoritario rispetto alle troppe voci discordanti che si sono levate verso quella dizione troppo restrittiva e che sembra non tener nel dovuto conto i criteri qualitativi. Comunque spero che potremo ridiscuterne, come viene richiesto da troppi colleghi, perché in molti casi è l'oggetto stesso delle ricerche che non richiede internazionalizzazione e che nulla toglie al valore delle ricerche, e troppe sono le osservazioni che sono state fatte e si potrebbero ancora fare sulle ragioni per cui scrivere in una lingua straniera non è certamente sinonimo di scientificità. Ho la mia esperienza sul mio secondo libro, che ho scoperto con sorpresa essere conosciuto tra gli studiosi dell'argomento in tutto il mondo anche se è stato tutto scritto debitamente in italiano ed edito presso una casa editrice italiana. Mentre un argomento più alla portata del grande pubblico, ma decisamente meno complesso e trattato con approccio forse meno scientifico come la disobbedienza civile ha avuto traduzioni e citazioni. Il criterio di base non può che essere qualitativo. Un aggiunta più utile potrebbe essere quella della partecipazione a convegni internazionali.
A presto
Un caro saluto
Teresa

