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Roberto Gatti

25.11.2008


Cari colleghi, ringrazio molto Sandro Ferrara della sua iniziativa e del suo progetto.

Provo a fare delle proposte senza smontare quel progetto ma integrandomi all'interno di esso. Ricordo infine che per la diffusione di questi documenti e di altri affini potrebbe, forse in maniera più opportuna della prassi seguita in questo caso, essere utilizzato il sito della società, in cui esiste una parte apposita per l'associazione e i suoi problemi, nonchè per le questioni inerenti la disciplina. Se non l'utilizziamo in questi casi, quando lo facciamo?

Un caro saluto

                              

BOZZA (25.11)


Indicatori di qualità di attività scientifica e di ricerca

SPS/01 (FILOSOFIA POLITICA)


Premesso


che il settore scientifico-disciplinare SPS/01 (Filosofia politica) dal punto di vista scientifico e della ricerca è caratterizzato:


-    da una produzione scientifica prevalentemente su base pubblicistica, con particolare enfasi sulle monografie e sugli articoli a firma singola;

-    da pubblicazioni con valenza nazionale e internazionale;

-    da una limitata applicabilità di criteri quantitativi come l’Impact Factor;

-    va fatta intervenire quindi una modalità di valutazione della ricerca che tenga conto, tra l'altro, degli spazi editoriali a stampa (di carattere nazionale e internazionale) e, con sempre maggior rilevanza, di quelli in rete (naturalmente tenendo presenti i criteri di scientificità che già alcuni siti anche italiani, tra cui quello della Sifp e il Bollettino di Filosofia politica, adottano).


Ribadito


che gli Indicatori di qualità di attività scientifica e di ricerca:

-    debbono tener conto della necessità di preservare margini adeguati di autonomia relativi ai bandi di concorso secondo la normativa vigente e secondo le necessità espresse dagli Organismi collegiali degli Atenei stessi, nonché dell’autonomia delle Commissioni di concorso cui unicamente spetta la mediazione interpretativa delle regole generali contenute nella normativa ministeriale


Tutto ciò premesso


La Giunta di Presidenza della Società Italiana di Filosofia Politica, ai fini esclusivi della creazione di indicatori di qualità di attività scientifica e di ricerca per la trasparenza delle valutazioni concorsuali, dal reclutamento alla progressione di carriera 


Indica


per il settore scientifico-disciplinare SPS/01 (Filosofia politica), e propone ai Colleghi dell’Area 14, i seguenti indicatori di qualificazione scientifica in relazione ai diversi livelli concorsuali:


Per i ricercatori:


-    Autore di almeno 1 monografia a firma singola di argomento strettamente attinente al settore e pubblicata da qualificata casa editrice. [Modificherei così: “tenendo conto che la pubblicazione con una casa editrice qualificata costituisce un titolo di merito che si può aggiungere agli altri”. Credo che questa modifica vada introdotta perché non va dimenticato che spesso l'accesso alle “qualificate case editrici” non è agevole per tutti, soprattutto per chi inizia la propria carriera, e quindi è uno strumento da stemperare subordinandolo ad altri meno caratterizzati in senso soprattutto quantitativo. Intendo dire con questo che per ogni livello della docenza dovremmo indicare dei criteri, tanto generali quanto assolutamente prioritari (e per nulla generici), che sottolineino l'importanza del

A) rigore scientifico e metodologico;

B) originalità del contributo;

C) pertinenza al raggruppamento disciplinare;

D) apporto di innovatività alle ricerche attinenti all'argomento dell'articolo o del volume.

Solo dopo aver esposto nel documento questi criteri, come un cappello generale valido per tutti i livelli , può essere fatta entrare in funzione la qualificazione della casa editrice (e altri criteri di questo tipo), non dimenticando che esistono editori piccoli e locali che qualche volta non hanno nulla da invidiare a quelli più noti. Basta una superficiale occhiata all'editoria “qualificata” corrente per rendersi contro che sempre meno l'attributo della qualificazione formale corrisponde all'edizione di testi effettivamente coerenti con criteri di reale scientificità. Spesso si guarda invece, salvo naturalmente rilevanti eccezioni, alla diffusione del testo e alla accessibilità da parte di un pubblico sempre meno esigente, sia esso costituito da esperti della materia o da semplici cultori o lettori interessati all'argomento. Per quanto noi dobbiamo fornire indicatori generali, non credo sia per nulla secondario sottolineare le caratteristiche sopra indicate, in quanto altrimenti si può andare incontro al pericolo che siano formalizzati indicatori in buona parte quantitativi, che poi finirebbero per vincolare le commissioni nel loro giudizio o almeno per limitare quest'ultimo. Farei attenzione a garantire l'autonomia della commissione quanto alla salvaguardia di quelli che, pur essendo criteri ovvi (almeno in linea di principio), corrono il pericolo di essere sopravanzati da criteri di tutt'altro genere, ai quali ogni candidato bocciato potrebbe rifarsi ricorrendo alla legge istitutiva dei nuovi concorsi, qualora non esistessero tutele adeguate contro il prevalere di criteri meramente quantitativi].

-    Tale monografia deve essere pubblicata negli ultimi 8 anni

-    Autore negli ultimi 8 anni di almeno 5 articoli o saggi pubblicati in riviste o in opere collettanee  di rilevanza nazionale o internazionale


Per  i professori associati::


-    Autore di almeno 2 monografie a firma singola di argomento strettamente attinente al settore e tenendo conto che la pubblicazione con una casa editrice qualificata costituisce un titolo di merito che si può aggiungere agli altri;

-    Tali monografie devono essere pubblicate negli ultimi 12 anni;

-    Autore negli ultimi 12 anni di almeno 10 articoli o saggi, pubblicati in riviste o in opere collettanee  di rilevanza nazionale o internazionale [non mi pare abbia molto senso delimitare il numero dei contributi in lingua diversa da quella del paese di appartenenza e/o del contesto di formazione scientifica (uno, due, dieci...); terrei comunque sempre in conto l'opportuna riserva critica che un articolo scritto in una lingua diversa da quella del paese di appartenenza e/o del contesto di formazione scientifica (non necessariamente quello italiano, visto che ormai siamo in un contesto multietnico e comunque di vasta circolazione culturale) non è di per sé un criterio di qualificazione scientifica del contributo stesso]

-    Numero e qualificazione delle recensioni e delle citazioni in testi italiani e stranieri in maniera che va proporzionata all'argomento della pubblicazione (è ovvio per esempio che oggi un testo sul multiculturalismo, sulla bioetica, sulla biopolitica e via così hanno una maggiore probabilità di essere recensite che un libro sulla filosofia politica di Giovanni di Salisbury, cioè di volumi che, pur affrontando argomenti tradizionalmente cruciali per la filosofia politica, sono avviati a un processo di marginalizzazione. Ritengo che dobbiamo pensare indicatori che, per quanto possibile, incentivino la ripresa di uno stile di studio della filosofia politica attualmente minoritario e che in maniera crescente elimina dalla sua prospettiva molti classici fondamentali. Intendo quindi l’occasione fornitaci dall’elaborazione di questi indicatori come uno stimolo per ripensare l’orientamento e l’impostazione della nostra comunità scientifica e vedo quindi con favore anche la proposta di Sebastiano Maffettone di un seminario dedicato all’argomento. Considero pertinenti anche molte delle critiche di Giuseppe Duso a metodi che nel tempo hanno in tutta l’Università italiana finito per prevale generando effetti profondamente negativi)


Per i  professori ordinari:


-    Autore di almeno 3 monografie a firma singola di argomento strettamente attinente al settore e pubblicate da qualificate case editrici [tenendo conto che la pubblicazione con una casa editrice qualificata costituisce un titolo di merito che si può aggiungere agli altri]

-    Tali monografie devono essere pubblicate negli ultimi 15 anni.

-    Autore negli ultimi 15 anni di almeno 12 articoli o saggi, pubblicati in riviste o in opere collettanee  di rilevanza nazionale o internazionale di cui almeno due in lingua diversa dall’italiano [vedi quanto detto sopra su questo aspetto]


26.11.2008


Cari colleghi, approfitto del testo di Michele per brevissime considerazioni con la speranza che il mio testo precedente sia giunto a tutti. D'accordo (come si può non esserlo?) sul fatto che le pubblicazioni debbano essere più leggibili, talvolta meno fumose e redatte in una lingua, come l'inglese, che ormai funge, bene o male che sia, da esperanto. Ma farei anche la debita attenzione al rischio di non finire per considerare le altre lingue, compreso l'italiano, dialetti ormai marginalizzati e non più significativi dal punto di vista della produzione scientifica. Sarà il caso di non dimenticare che ci sono molte altre lingue disertate e che esse non solo sono lingue moderne, ma anche il greco, il latino, l'ebraico, fondamentali per la conoscenza di momenti e autori essenziali nella filosofia politica. Quindi c'è anche una reversibilità dell'argomentazione anglofila della quale troppo poco spesso si tiene conto. Aggiungerei anche che mi pare nessuno abbia considerato sufficientemente *l'importanza delle traduzioni dei classici* della filosofia politica, le quali spesso richiedono un impegno scientifico molto maggiore della redazione di parecchie monografie oggi correnti, specie per quanto riguarda i temi, diciamo così, di attualità. D'accordissimo con quanti, come Giuseppe Duso, Marco Cangiotti, Michele Nicoletti, Elisabetta Galeotti, hanno messo l'accento sul fatto che è perfettamente inutile introdurre leggi, procedure e norme se non cambia il costume con il quale esse vengono applicate: questo mi pare veramente lo snodo decisivo. Il resto rischia di rientrare nella vecchia logica delle leggi manifesto che sono magari le migliori del mondo ma che poi non vengono mai applicate veramente.

Roberto Gatti


30.11.2008


Caro Sandro e cari Colleghi,

grazie per il lavoro della Giunta, non certo facile. Mi permetto, come contributo ad esso e in continuità con quanto scritto in precedenza, di far osservare che continua a parermi essenziale una premessa sui criteri qualitativi (di cui c'era un es. nel messaggio che avevo inoltrato durante il dibattito on line). Ho visto che un buon numero di colleghi aveva recepito tale indicazione. Aggiungo inoltre che manca qualsiasi indicazione relativa a pubblicazioni in riviste on line (anche qui esistono criteri di riferimento relativi alla attendibilità scientifica, che sono stati elaborati da una commissione in sede CRUI e a cui si sono rifatti il nostro sito associativo e il Bollettino di Filosofia politica di Pisa; potremmo, almeno per ora, indicare quelli). Mi pare forse che si potrebbe attenuare la rilevanza, forse nella dicitura attuale un pò eccessiva (titolo "fortemente preferenziale"), delle pubblicazioni in altra lingua: le ragioni di tale attenuazione sono anch'esse largamente emerse dal dibattito e resto del parere che siano ampiamente condivisibili.

Un grato saluto

Roberto Gatti

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