Giuseppe Duso
25.11.2008
Lodevole l'iniziativa di Ferrara e necessaria.
Anche a prescindere dal dibattito odierno e dalle iniziative ministeriali, era tempo di mettere a tema la questione della selezione. Mi pare che il dibattito in corso, concentrandosi sulla corruzione, sul nepotismo o sui concorsi truccati, non colga il vero motivo della situazione disastrosa in cui siamo. Il problema è strutturale e sta nel fatto che la cooptazione non si attua secondo una selezione scientifica, ma secondo rapporti di "amicizia" e di scambio. Questo non significa che nella nostra disciplina vada tutto male, anzi, in molti casi è forse meglio che da altre parti.
Però può succedere che ci siano volumi di docenti di prima e seconda fascia che sono ignorati nella comunità scientifica internazionale, nella quale sono invece tenuti presenti lavori sullo stesso tema di chi non è nemmeno nell'organico dell'Università.
Da noi trovare criteri è difficile, ma sempre più necessario, affinché la difficoltà non si tramuti nella mancanza di criteri o meglio nel criterio solo quantitativo che si abbina alla legge dello scambio.
L'indicazione di Ferrara riguardante le pubblicazioni internazionali o le sedi di pubblicazione (si pensi a riviste con referee, o a a collane prestigiose, responsabilmnete dirette) mi sembra interessante. Sono invece perplesso nel mantenere come criterio quello della quantità delle monografie. La mia impressione è che questo criterio abbia prodotto una quantità di volumi non necessari, che a volte sono doppioni di un primo contributo, o che avrebbero potuto aspettare i tempi in cui configurarsi come un vero apporto scientifico.
Purtroppo tutto ciò è alimenatato dai finanziamenti e provoca un cattivo uso del denaro pubblico. Questo problema dei finanzimenti tocca anche le sedi editoriali prestigiose. Tutti sapete che ci sono case editrici molto note che sono disposte a pubblicare anche ccose scientificamente poco serie purché ci sia un ingente finanziamento. Il nostro Dipartimento, sulla base di regole che l'Università si è data, di oppone all'uso dei fondi di ricerca per pubblicazioni con case editrici prestigiose, che richiedono finanziamenti di gran lunga superiori a quelli che sono normalmente impiegati per altri editori. Gli esempi non mancano.
Quello della risonanza e della recezione che un lavoro ha nel dibattito internazionale mi sembra un criterio da tenere presente.
Condivido l'auspicio di Maffettone che ci sia un incontro, o si creino gruppi di discussione, per elaborare proposte in merito.
Giuseppe Duso

