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Tu sei qui: Portale Indicatori di qualità 3. Dibattito sul primo documento Giulio Chiodi

Giulio Chiodi

27.11.2008


Posso solo ora prendere visione del dibatto. Mi è impossibile essere a Roma. Spiaciuto, me ne scuso. Premetto il mio apprezzamento per  il lavoro svolto da Ferrara e ritengo opportuno, come suggerisce Maffettone, di aprire un pubblico confronto sul tema: è anche sulla linea di quanto dettici all’ultimo coordinamento.

Devo essere stringatissimo.

  Tra quanto ho potuto leggere, le osservazioni di Gatti e Cangiotti, innestate sulla linea Ferrara, mi trovano consenziente così come le precisazioni dio Duso. Poiché il problema concreto concerne i requisiti minimi, è a questi che al momento dobbiamo fermarci.

Il mio parere, per necessità molto laconico: 

 Lingua straniera: nessuna privilegiata. Ogni lingua contiene un proprio modo di pensare. La natura delle nostre discipline richiede l’interculturalità, la cui articolazione è solo un arricchimento. Trattando concetti e categorie filosofico-politiche la dimostrazione di sapersi confrontare con altre lingue è elemento da considerarsi nel qualificare lo studioso. Lo posso considerare un requisito.

Metodo:La nostra è una disciplina squisitamente “ermeneutica” e non può attenersi a metodologie seriali. Perciò richiede spessore culturale e doti speculative. Il requisito minimo in proposito può essere dato dalla dimostrazione di aver acquisito dimestichezza con uno o più classici del pensiero filosofico e politologico.

Editori: eviterei nel modo più assoluto che il giudizio di competenza sia delegato ad un editore o a suoi collaboratori, ancorché qualificati. Un’attestazione, ancorché indiretta, di costoro può essere certamente una buona indicazione per orientare il giudizio. Tuttavia chi giudica non si può esimere dalla diretta conoscenza del contenuto del testo, purché possegga i debiti “carismi” della pubblicità. Ci sono seri lavori, pubblicati con le scarse risorse di un dipartimento, che  obbiettivamente valgono molto di più di altri che sono etichettati dall’editore affermato. Non c’è motivo di penalizzarli. L’unico requisito, semmai, è quello che il testo sia reperibile almeno nei nostri ambienti accademici.

Quantità della produzione: l’idea di fondo deve sempre essere la qualità e non la quantità. Tuttavia è bene una precisazione. La quantità (per intenderci, si diceva come almeno una, due, tre monografie a seconda del ruolo) è un indicatore duplice: è dimostrazione di acquisizione di una sufficiente esperienza scientifica e un’attestazione di continuità della ricerca. Perciò in tema di requisiti sul punto parlerei del consolidamento di una continuità di prestazioni scientifiche.


Mi scuso di intervenire in extremis e in termini improvvisati. Mi auguro di avere presto la possibilità di riprendere il tema. Un caro saluto a tutti.

 

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