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Tu sei qui: Portale Indicatori di qualità 3. Dibattito sul primo documento Furio Cerutti

Furio Cerutti

25.11.2008


Caro Presidente, cari colleghi e colleghe,

propongo le segg. modifiche:


1. dare un posto, oltre alle monografie e agli articoli, ai volumi collettivi curati (edited books), purché frutto di un progetto di ricerca organizzato dal curatore o curatori secondo criteri riconoscibili e svolta in ambito istituzionale o comunque definito (se un innovatore crea un gruppo fuori dei quadri accademici non dev'essere penalizzato). 
Motivazioni: è un malcostume italiano pensare che i volumi collettivi (dico così e non collettanei proprio per sottolineare il carattere non di mero assemblaggio di cose disparate) siano solo quelli cuciti insieme invitando amici ed amiche a scrivere qualcosa purchessia e poi pubblicandolo tal quale o quasi; oppure quelli risultanti da un convegno; o peggio ancora le miscellanee in onore o memoria di... Questi tipi di volume non andrebbero considerati. Ma ne esistono (attingo, ovviamente, alla videnda della mia personale produzione) di altro tipo, quelli prodotti con fatica e forte interscambio sulla base di un paper iniziale del curatore, che poi pubblica dopo modifiche o esclude i contributi altrui, e scrive oltre all'introduzione anche delle conclusioni. Nel mondo anglosassone, ma anche più sporadicamente in Francia e Germania, esistono (anche) questi prodotti e sono considerati importanti e significativi per la biografia scientifica del curatore. Infine questo tipo di produzione è quella attraverso la quale i curatori di larga esperienza insegnano ai giovani a scrivere e pubblicare, e questo non va scoraggiato non riconoscendone il valore anche ai fini della carriera. Il fatto che in Italia e in italiano questi prodotti esistano poco o niente non deve impedire di considerarli (i nostri giovani colleghi sempre più scrivo e pubblicano secondo criteri internazionali), anzi d'incoraggiarli.



2. Non vedo perché monografie a firma duplice od anche trina non debbano essere valutate per la parte di cui il candidato è dichiaratamente l'autore (ovviamente varrà meno di un libro monofirma). Anche qui: possono esserci casi in cui, soprattutto per delineare un'innovazione concettuale nella disciplina o interdisciplinare, occorre scrivere a più mani, e l'innovazione nasce da un intenso scambio fra 2 o 3 teste. Non è il caso di scoraggiare questo tipo di produzione.



3. Per l'editoria internazionale sarà il caso di aggiungere "di riconosciuto prestigio" o simile, altrimenti un libro stampato nel Canton Ticino o in Paraguay vale quanto uno pubblicato da Oxford UP o PUF o Beck.
 Il 28 sono all'estero e Vi auguro pertanto buon lavoro
FC

PS. Riterrei sensato che i materiali preparatori venissero invitati a tutti i colleghi della Giunta anche se non ordinari, nonché al nostro rappresentante al CUN
PS2. Leggo ora i commenti di Sebastiano Maffettone con il quale in linea di massima concordo.


26-11

Cari colleghi e colleghe,

da alcuni commenti orali mi rendo conto che le mie osservazioni davano per scontate cose che adesso invece esplicito:

l'inclusione di libri collettivi curati con le caratteristiche restrittive che ho indicato deve intendersi come sostitutiva delle monografie solo in senso parziale e condizionato.Per es. nella ratio secondo cui un libro siffatto valga un terzo di una monografia, e che nel complesso libri collettivi (in numero di tre) possano sostituire non più di una monografia fra le 2 o 3 richieste. Un criterio analogo va impiegato per monografie a firma non singola (per valere come monografia ne occorrono due a firma bina).

Per mancanza di tempo (sono di partenza) non sono in grado di fornire un dettato preciso delle modifiche che apporterei; comunque non è forse necessario dettagliare tutto e basterebbe formulare che A vale B "secondo adeguati criteri di proporzionalità".

Presi come siamo nella stretta dei tempi ministeriali farei uso di queste formulazioni elastiche anche nel caso dell' "editoria qualificata", dopo che avremo (si spera) trovato un accordo onorevole con le altre società disciplinari SPS e con il MIUR (e dopo l'eventuale seminario fra di noi) potremo indicare in un testo concordato ad uso nostro scelte più precise ( che possano anche riconoscere i meriti di alcuni piccoli editori).

Non mi sembra invece che i tempi siano ancora maturi per equiparare pubblicazioni online a quelle a stampa, attualmente mi pare che questo sia accettabile solo nel caso delle riviste (tutte o quasi in inglese)  edite online da alcuni grandi editori internazionali come Blackwell e Springer. Solo in questi casi c'è un affidabile previo controllo di qualità (peer review ecc) ed un'accessibilità diffusa (molti ns Atenei hanno acquistato i diritti d' accesso a queste riviste) che garantisce trasparenza.

Sulla necessità di aumentare il tasso d'internazionalità nei ns criteri di ammissione e valutazione sono molto d'accordo con Galeotti e Nicoletti.

Grazie per l'attenzione

FC

 
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