Chiara Bottici
11.12.2008
Cari soci SIFP, con questo intervento vorrei portare l'attenzione di tutti voi verso due tematiche che, in quanto rappresentante dei soci non strutturati all'interno della giunta di presidenza, ho ritenuto di particolare importanza. Si tratta di due punti a mio avviso centrali, che hanno trovato largo riscontro all'interno della giunta e, successivamente, anche nel documento approvato dal CUN.
1. La prima riguarda la clausola per cui la monografia dei concorsi per ricercatore deve essere pubblicata da una casa editrice "qualificata". Il punto è stato sollevato da diversi interventi. Nella riunione di giunta, si è chiesto di levare questa clausola nel caso dei ricercatori in considerazione del fatto che nel nostro paese si pubblica spesso (per non dire sempre) pagando con i fondi di ricerca e garantendo l'adozione del libro nei corsi, cosa che i non strutturati non sono spesso in grado di fare. Si tratta a mio avviso di garantire un minimo di equità per chi non ha accesso ai mezzi che sono invece disponibili agli strutturati. Si sa insomma che un libro da Carocci costa almeno 5000 euro, mentre con 1000 euro te la cavi da un editore più piccolo. Si è anche parlato di fare una ricognizione delle case editrici, onde evitare libri "fatti in casa", ma nell'impossibilità di procedere adesso ad una tale recognizione, eliminare la dicitura "qualificate" per i ricercatori mi è sembrato l'unico modo per garantire che sia solo la qualità della monografia e non i soldi che le stanno dietro a valere come criterio di accesso (si noti: minino) ai concorsi. Ciò esclude il caso di case editrici estere che lavorano con sistema di referaggio anonimo, la pubblicazione nelle quali è debitamente riconosciuta nella clausola sulla diffusione internazionale della ricerca. (Si noti tuttavia che a causa della crisi finanziaria alcune case editrici americane hanno iniziato a chiedere sovvenzioni per le pubblicazioni).
2. Ho ritenuto inoltre cruciale chiedere di aggiungere alla clausola per cui la monografia per i concorsi di ricercatore deve essere stata pubblicata negli ultimi otto anni, l'ulteriore clausola per cui, in base ad un principio di equità di genere, nel caso di maternità questi anni possono essere aumentati fino al 50%. La richiesta, ha trovato largo consenso nella giunta ed è stata anche immediatamente recepita della altre Società dell'area 14 (come potete vedere è entrata nel documento finale del CUN e mi pare un fatto assai positivo che sia stata proprio la Società dei Filosofi Politici ad aver introdotto nel dibattito considerazioni di genere). L'idea è che, in linea con la normativa europea più avanzata a questo proposito, non sia giusto penalizzare le donne che interrompomo o rallentano la loro produzione scientifica a causa di gravidanza e puerperio. E' vero che non tutte le donne si trovano a dover interrompere il proprio lavoro di ricerca, ma si tratta di scelte personali e circostanze favorevoli (decorsi particolarmente facile). Ciò che a noi spetta garantire è il diritto alla maternità e purperio, che non deve essere intaccato da considerazioni del tipo "mi scadono le pubblicazioni". Faccio inoltre notare che si è discusso della possibilità di estendere ciò anche agli uomini, in riconoscimento di un più generale congedo parentale, ma questo non si è rivelato possibile, perchè nella giunta è prevalsa l'idea che sono comunque le donne che risentono di più della fatica (fisica) di gravidanza e puerperio.
Un cordiale saluto
Chiara Bottici

