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ALICI Luca

IL PARADOSSO DELLA COMUNITA’: JEAN-JACQUES ROUSSEAU Università di Perugia

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Luca

ALICI

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piciluca@tin.it

 

università

dipartimento

facoltà

Università di Perugia

Filosofia, Linguistica e Letterature

Lettere e Filosofia

laurea

corso di laurea

Vecchio ordinamento

 

tesi

titolo

relatore

data

IL PARADOSSO DELLA COMUNITA’: JEAN-JACQUES ROUSSEAU

Prof. GATTI

27-02-2003

correlatori

Prof. PIERETTI, Prof. VINTI

sintesi

Il lavoro di tesi si concentra sulla nozione di comunità, senza voler essere però semplicemente un ennesimo tassello in un già ricco dibattito: il tentativo (naturalmente con la piena consapevolezza dei limiti entro i quali si svolge la ricerca) piuttosto è di fornire, facendo ricorso ad un filosofo politico (Rousseau, appunto), del quale si vorrebbe mostrare l’importanza in relazione al tema trattato, il suggerimento di una prospettiva, forse fertile e poco esplorata, da cui guardare a tale argomento.
Si tratta di un percorso che cerca, certo con una certa dose di vis polemica, la possibilità di reperire punti di riferimento per riproporre un’indagine filosofica sul concetto di comunità nell’età in cui invece essa è stata più fortemente e radicalmente negata: la modernità. Epoca segnata da quelli che sono stati definiti “tre disagi strettamente interconnessi: l’individualismo, il primato della ragione strumentale, e il disinteresse per il politico”. E’ altresì un cammino che mira a valorizzare l’apporto che può provenire, nella prospettiva appena delineata, da Jean-Jacques Rousseau, autore forse troppo semplicisticamente escluso dalla considerazione di quanti hanno affrontato il tema della comunità e del repubblicanesimo.
Rousseau è assunto come autore che offre spunti rilevanti per riprendere a riflettere, partendo dal cuore stesso del moderno, sulla portata teoretica di nozioni come quelle di “identità”, “comunità” e “ragione pubblica”. In certo senso, tutta l’opera sua può essere letta come la trascrizione simbolica di una rivolta emotiva, come una proiezione dei suoi conflitti o del suo difficile rapporto con se stesso e con il mondo reale. Emerge quindi una autenticità orgogliosa e patita, rivelata e nascosta, allo stesso tempo difesa e posta fortemente sotto accusa (si pensi a quanto scritto nelle Confessioni), che non riesce a mostrarsi nella sua “trasparenza”, ma che si regge su convinzioni paradossalmente rese più vere, solide e forti dal loro contrasto con il tempo in cui Rousseau ha vissuto.
Bisogna però primariamente illustrare le ragioni che ci hanno indotto a riproporre una riflessione sulla comunità.
Innanzitutto perché vuol dire entrare in un dibattito vivo e sviluppato nella filosofia politica attuale, fatto di molte diverse posizioni e di molti differenti riferimenti, dal quale non si può, a nostro avviso, astrarsi se si è fedeli a una idea di impegno filosofico come confronto costante con i problemi dell’uomo che vive nel tempo, in un tempo determinato e con i suoi caratteri specifici.
In secondo luogo, perché riflettere sulla comunità, in tale contesto, cioè in un orizzonte storico in cui, mentre va in crisi il paradigma liberale “atomistico”, l’alternativa ad esso tende a precisarsi nei suoi contorni teoretici ed istituzionali, significa innanzitutto vedere in Rousseau colui che già in età moderna ha considerato la questione dell’identità come rapporto tra uguaglianza e differenza. Da queste radici gettate “in tempi non sospetti” si potrebbe poi, andando oltre Rousseau, cercare di tracciare un itinerario che consenta di individuare uno spazio intermedio tra la poco impegnativa accoglienza della “solidarietà fredda” e la troppo ardua accoglienza di una “solidarietà calda”, fra la semplice reciprocità, basata sulla nozione di “rispetto”, e un atteggiamento che finisce per cancellare, seguendo l’istanza della omologazione, ogni differenza.
Nasce però, a questo punto, un’altra domanda: perché ripartire da Rousseau?
Perché, si potrebbe rispondere, è un autore che si confronta con le “categorie del politico moderno”, storicamente incarnate nella società in cui si trova a vivere e che attacca duramente (si pensi al Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza), proponendo un nuovo modo di pensare la “società ben ordinata”, come communauté che realizza la “libertà morale” dei suoi membri. Si tratta allora di verificare la possibilità e la compatibilità di questi due ambiti, cioè di considerare dove la critica della società del suo tempo abbia condotto Rousseau e quanto l’esito solitario e “insulare” del suo ultimo periodo di vita e di produzione abbia compromesso e invalidato la sua produzione politica. E’ infatti tra questi due poli estremi della sua biografia intellettuale (la comunità del Contratto sociale e il ritiro nel privato e nell’interiorità, testimoniato dagli scritti autobiografici della tarda maturità e della vecchiaia) che bisogna muoversi per provare la coerenza del suo pensiero, ma (quel che più conta) la tenuta del suo ideale politico comunitario. E la questione potrebbe essere proposta in tutta la sua radicalità teoretica in tal modo: quanto, come e fino a che punto le “categorie del politico moderno” offrono spazio e modo per riproporre il concetto di “comunità”. Questo è il significato che per noi assume il confronto tra contenuti speculativi ed esiti esistenziali della biografia filosofica russoiana.
Ne viene fuori un percorso che segue il travaglio personale ed intellettuale di un uomo che nella propria vita ha cercato, partendo dalla critica della società del suo tempo, di progettare, ideare ed immaginare una comunità politica che, in nome del perseguimento del “bene comune”, realizzasse la libertà e l’uguaglianza politica dei cittadini e si facesse luogo di realizzazione della vera natura dell’uomo. L’esito lo ha però condotto a scontrarsi con le concrete difficoltà della società delle maschere, causa di un ripiegamento su se stesso, che però non sa di abbandono dei propri ideali, quanto piuttosto di una loro personalissima difesa e conservazione, in attesa che un mondo esterno migliore li possa accogliere e rendere storicamente fecondi.
In quest’ottica, dunque, Rousseau può a pieno titolo entrare nel dibattito contemporaneo sulla comunità ed essere considerato interlocutore fecondo, in grado di fornire spunti e contributi, non fosse altro che per aver individuato, in polemica con l’individualismo hobbesiano e lockeano, alcune questioni essenziali (il rapporto tra socievolezza e identità, il rapporto tra “virtù” e politica, il nesso tra legge e libertà).

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