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CASANA Linda

BIOPOLITICA DELLA MIGRAZIONE: AGAMBEN E NEGRI

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Linda
CESANA
via francesco rocca 17
linda.cesana@libero.it
 
università
dipartimento
facoltà
università degli studi di milano
storia della filosofia
lettere e filosofia
laurea
corso di laurea
vecchio ordinamento
filosofia
tesi
titolo
relatore
data
BIOPOLITICA DELLA MIGRAZIONE: AGAMBEN E NEGRI
bigalli davide
non specificata
correlatori
franzini elio
sintesi
Il lavoro di tesi si é incentrato sulla questione della migrazione, questione che é venuta ad assumere un ruolo centrale nel dibattito contemporaneo a causa dei consistenti flussi migratori di questi anni. Il trattamento politico e sociale riservato ai migranti illegittimi, ma anche ai migranti regolari, risulta essere molto diverso da quello mantenuto nei confronti dei cittadini degli Stati-nazione europei. L'istituzione in Italia dei cosiddetti Centri di permanenza temporanea e di accoglienza, in base alla legge Turco-Napolitano del febbraio 1998, mostra il vuoto giuridico presente in tutte le avanzate democrazie europee di fronte a determinate categorie d'uomini. Questo vuoto giuridico si origina dalla struttura giuridica dello Stato-nazione che si fonda sul criterio di cittadinanza come condizione esclusiva della personalità sociale e politica. Le migrazioni odierne spingono allora l'Occidente ad interrogarsi sulla sua struttura politica, sul criterio di cittadinanza. Ls figura del migrante odierno per Giorgio Agamben, che riprende le riflessioni di Hannah Arendt sul rifugiato dopo la prima guerra mondiale, é la sola figura che rende possibile oggi la delineazione di una comuità politica a venire che spezzi il legame tra diritto e violenza che ha finora contraddistinto la tradizione politica occidentale. L'importanza delle migrazioni é riconosciuta soprattutto da Antonio Negri che scorge nelle migrazioni delle forti potenzialità e ricchezze. Per comprendere le posizioni di Agamben e Negri in merito al fenomeno delle migrazioni é necessario rifarsi al paradigma foucaultiano di biopolitica che viene piegato da essi a letture filosofiche diverse. Agamben rompe la discontinuità tra biopolitica e sovranità introdotta da Foucault per definire il nuovo potere sui corpi che inizia a emergere dalla modernità: per Agamben la biopoitica é la continuazione della sovranità perchè la stessa sovranità é presa del corpo seppur nella sua esclusione dalla politica. I corpi dei migranti sono dunque nuda vita ossia vita su cui decide il potere sovrano. Antonio Negri invece si rifà anch'egli al concetto foucaultiano di biopolitica ma ne vede due lati: da una parte il lato che definisce il biopotere, ossia il potere sovrano globale attuale che si esercita attraverso il controllo dei corpi: dall'altra il tessuto biopolitico cioè di vita, di relazioni sociali, che si é venuto costituendo sul piano della produzione immateriale odierna. I migranti, per Negri, sono l'emblema della nuda vita che produce il comune, ha forti potenzialità e oppone resistenza allo sfruttamento della vita e alla privatizzazione del comune attuata dalla sovranità imperiale. La posizione di Negri assume una tinta più ottimisitca di quella di Agamben. L'altro del biopotere é la moltitudine (rivisitazione del concetto spinoziano) che si è venuta a costituire sul terreno biopolitico. Agamben, invece, vede unicamente il risultato drammatico dell'esercizio del biopotere.
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