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BIAGIOTTI Brenda

Università di Perugia

 

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Brenda

BIAGIOTTI

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Università di Perugia

Scienze Filosofiche, Linguistiche, Letterarie

Lettere e Filosofia

laurea

corso di laurea

vecchio ordinamento 

Filosofia

tesi

titolo

relatore

data

TEORIA DEI BISOGNI E PROBLEMA DEL SOGGETTO: IL FONDAMENTO DELLA PRASSI RIVOLUZIONARIA NEL PENSIERO POLITICO DI ÁGNES HELLER

Prof. GATTI

06-11-2001

correlatori

Prof. PIERETTI, Prof. MANGIABENE

sintesi

La ricerca ha affrontato i nuclei concettuali fondamentali della filosofia politica di Ágnes Heller all’interno di una più ampia analisi delle condizioni storiche e dell’atmosfera culturale dell’Ungheria del cosiddetto “socialismo reale” nelle quali la “Scuola di Budapest” ha operato, finendo in tal modo per implicare una riflessione più generale sul fenomeno del “revisionismo” che ha indicato il riemergere nei paesi dell’Est europeo di elementi di opposizione rispetto all’ideologia ufficiale, espressione di un marxismo dogmatico e cristallizzato, alla quale si contrappongono numerosi “marxismi critici”. Il punto di partenza è rappresentato dalla denuncia dell’assetto socio-politico delle società est-europee in nome della definizione teorica di un possibile modello alternativo di socialismo che, superando il dogma dell’abolizione del mercato e reintroducendo alcune forme di pluralismo, potesse costituirsi come una forma realmente democratica di convivenza, in grado di coniugare libertà individuali e aspirazioni comunitarie. Nel pensiero di Heller questo percorso viene condotto mediate una particolare attenzione per il concetto di “bisogno” nella convinzione che tale tematica, sottesa all’intera riflessione marxiana, possa rappresentare un fecondo punto di partenza per una rielaborazione critica del pensiero di Marx. Il tema del bisogno infatti rappresenta al tempo stesso uno degli elementi costitutivo dell’indagine antropologica, un efficace strumento di critica delle società esistenti (sia nelle varianti borghesi, che in quelle “socialiste”) ed infine il nucleo portante nella delineazione dei fondamenti teorici di una proposta politica alternativa. Riflettendo questa triplice valenza, il lavoro di tesi è stato articolato in tre parti in ciascuna delle quali si è tentato di analizzare l’originale contributo helleriano all’elaborazione di una teoria politica ugualmente alternativa al capitalismo e al “socialismo reale”. Ad una breve INTRODUZIONE volta a porre in evidenza un possibile confronto critico fra la produzione teorica di Lukács (con particolare riferimento all’Ontologia dell’essere sociale) e le riflessioni degli esponenti della “Scuola”, segue una sezione dedicata interamente all’analisi del concetto di bisogno. In questo PRIMO CAPITOLO, il tema del bisogno è stato analizzato attraverso un esame dei testi marxiani e una ricostruzione della valenza che esso riveste all’interno dell’opera del filosofo tedesco. Naturalmente ciò ha finito necessariamente per implicare un esame critico volto ad individuare le differenti tipologie del bisogno umano tra le quali la distinzione più rilevante per le importanti implicazioni sul piano antropologico risulta quella tra bisogni “naturali” e bisogni “necessari”. La posizione di Heller si colloca all’interno della tradizione marxiana nella misura in cui, anche per la filosofa ungherese, reintrodurre il tema del bisogno non equivale a pronunciarsi per una concezione sovra-storica e immutabile della “natura umana” ma, al contrario, pone in evidenza il carattere storicamente determinato sia dell’antropologia filosofica (sullo sfondo la convinzione che la storia sia la “vera” natura dell’uomo) che dei sistemi individuali dei bisogni. Un’attenzione particolare viene rivolta alla categoria dei “bisogni radicali” i quali, pur se sviluppatisi all’interno della società capitalistica borghese, tendono per loro natura al superamento delle condizioni di vita esistenti nelle quali non possono essere soddisfatti e sono perciò diretti all’instaurazione di una società alternativa. In questa sezione, ampio spazio è stato dedicato al problema dell’individuazione di criteri funzionali ad una classificazione gerarchica dei bisogni umani: infatti pur partendo dal presupposto che tutti gli individui devono essere messi in condizione di manifestare liberamente i propri bisogni, Heller ritiene che si debba introdurre un criterio “formale” coincidente con il principio di stampo kantiano che impone l’obbligo di considerare gli uomini sempre come fini e mai come mezzi del proprio agire per mezzo del quale sancire un limite alla soddisfacibilità dei bisogni. La legittimità di tutti i bisogni, fatta eccezione per quelli che non soddisfano il principio sopra enunciato, non impedisce all’autrice di introdurre un secondo criterio – definito nel corso della tesi “sostantivo” – mediante il quale distinguere i bisogni in base al rapporto che essi possiedono con lo sviluppo della ricchezza umana. Proprio questi due criteri, indispensabili in condizioni di costitutiva scarsità delle risorse, incarnano le premesse fondamentali per la costruzione di una società alternativa diretta al superamento delle condizioni di subordinazione e di dominio caratterizzata da una più ampia partecipazione degli individui ai processi politici e decisionali. Nel SECONDO CAPITOLO si analizza il nesso fra bisogni e politica: ad un percorso storico-filosofico viziato da pregiudizi ideologici diretto ad analizzare il rapporto fra individuo e comunità nella polis greca, la progressiva frattura di questa armonica unità osservabile in epoca rinascimentale e la degenerazione di queste prime forme di individualismo nell’egoismo di stampo borghese, segue la delineazione di un possibile recupero del rapporto fra individuo e comunità. Superando su questo punto la tradizionale concezione marxiana dell’estinzione dello Stato, Heller cerca di tracciare i contorni di una “società futura” fortemente partecipativa la cui ossatura sia rappresentata da una pluralità di cellule comunitarie organizzate democraticamente dal basso. La critica alla democrazia occidentale non si risolve nel rigetto completo di essa, ma assume i toni di una denuncia dei limiti presenti e delle contraddizioni osservabili proprio a partire da una riflessione sul suo “potenziale inespresso”. Nel TERZO CAPITOLO viene condotta un’elaborata analisi delle società est-europee e dei loro caratteri costitutivi per mezzo della categoria del “bisogno umano ricco”. La definizione che gli autori ungheresi coniano per qualificare le società est-europee e il loro particolare sistema di oppressione è infatti quella di “dittatura sui bisogni”, una categoria attraverso la quale si critica in particolare l’indirizzo dato in campo economico e cioè una centralizzazione nella quale la pianificazione non viene in alcun modo strutturata in base ai bisogni umani. Il discorso finisce così per coinvolgere il più vasto problema dell’alternativa fra economia pianificata ed economia fondata sul libero sviluppo del mercato: per i filosofi ungheresi la completa soppressione dei meccanismi di mercato equivale ad una totale soppressione delle libertà individuali ed è per questo che, pur mantenendo una posizione estremamente critica nei confronti dell’idea del mercato che si auto-regola, ne auspicano una parziale reintroduzione. Nelle CONCLUSIONI infine, si è cercato di rendere conto degli orientamenti più recenti del pensiero di Heller attraverso l’analisi della categoria della “contingenza” che, con il suo ingresso all’interno delle vicende umane, vuole segnare il definitivo distacco dalla tradizione di pensiero marxiana e dalla “filosofia della storia” in essa contenuta.

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