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Tu sei qui: Portale Didattica - Teaching Tesi di laurea Tesi di laurea anni precedenti BARTOCCI Barbara

BARTOCCI Barbara

Università di Perugia

 

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Barbara

BARTOCCI

 

bartok_b@libero.it

 

università

dipartimento

facoltà

Perugia

filosofia linguistica e letterature

lettere e filosofia

laurea

corso di laurea

triennale

filosofia

tesi

titolo

relatore

data

ARGOMENTARE IN POLITICA: DEMOCRAZIA E NUOVA RETORICA IN CHAIM PERELMAN

Roberto Gatti

non specificata

correlatori

Antonio Pieretti

sintesi

La riflessione di Chaïm Perelman si inserisce in un ampio movimento di rinascita della filosofia pratica che prende vigore intorno agli anni ’60 e ’70 del XX secolo con l’intento di riabilitare la ragione in ambiti del sapere pratico dai quali nel corso della modernità era stata estromessa, lasciando spazio allo sviluppo delle singole scienze umane (sociali, economiche, giuridiche, politiche). Perelman si dedica alla ridefinizione del ruolo della ragione riscoprendo le sue capacità critico-normative attraverso il superamento di un razionalismo scientifico di matrice cartesiana che aveva ridotto la razionalità all’ambito del necessario, relegando l’agire morale, sociale e politico dell’individuo nella sfera dell’irrazionale e dell’emotivo. Perelman afferma la possibilità di fondare razionalmente la specificità del sapere pratico, attraverso l’individuazione di procedimenti di giustificazione razionale dei criterî normativi che presiedono alle nostre scelte: tali procedimenti che sono di natura argomentativa, pur non rispondendo ad una logica formale dei procedimenti dimostrativi, possono fornire comunque una garanzia dell’orientamento ragionevole delle nostre azioni. La riabilitazione perelmaniana della filosofia pratica avviene attraverso il recupero della tradizione greca della retorica e della dialettica ed in particolar modo del pensiero aristotelico, con l’individuazione di una logica specifica del ragionamento pratico: una logica non-formale, propria di un procedimento razionale non-dimostrativo, che è ‘logica del probabile’ in quanto non fa riferimento a premesse di natura autoevidente e necessaria: essa è logica situata, contestualizzata, propria di un sapere storico, soggettivo e non definitivo. Perelman elabora così una ‘nuova retorica’ presentando un nuovo modello di razionalità che permette di giustificare le nostre scelte attraverso una logica dei giudizî di valore che è anche “logica dell’azione”. Questa ‘nuova retorica’ ha lo scopo di promuovere una razionalità di tipo critico che, nel rigetto di aspirazioni di carattere dogmatico e metafisico, fa riferimento ad un elemento di verosimiglianza – come l’insieme delle tesi ammesse da una pluralità di soggetti in un determinato contesto e momento – piuttosto che ad una verità dall’evidenza irrefutabile. Il recupero di un sapere di tipo soggettivo e contestuale avviene nella volontà di reinserire il ragionamento pratico nella prospettiva che gli compete: quella di un pensiero intimamente connesso all’azione che mira alla coesistenza pacifica della molteplicità delle opinioni soggettive. La prospettiva perelmaniana permette di approdare alla rifondazione di una filosofia politica basata sul confronto critico e razionale delle opinioni dei singoli, nella possibilità di ricostruire il rapporto tra etica e politica: l’argomentazione razionale come strumento per il raggiungimento dell’accordo e del consenso rende possibile la definizione di un’etica pubblica, nel rigetto di un razionalismo assiomatico e di un irrazionalismo che rischia di sfociare nel puro decisionismo. Il coinvolgimento del singolo nella gestione della cosa pubblica tramite il dialogo è una procedura propria della forma democratica, nella quale il ricorso all’argomentazione razionale e quindi al razionalismo critico permetterà di evitare tanto forme di assolutismo e dispotismo politico quanto la totale assenza di regole, grazie al raggiungimento di un compromesso razionale tra gli interessi particolari e le aspirazioni collettive. La forma democratica corrisponde al procedimento argomentativo nella sua stessa struttura, in quanto richiede la tutela della libertà individuale ed il rispetto per l’alterità: in essa si realizza la garanzia del pluralismo dei valori. La partecipazione integrale e responsabile da parte del singolo alla strutturazione sociale e politica avviene nella costituzione di una ‘comunità intellettuale’, generata dalla comune disposizione cogitativa degli individui al confronto e finalizzata alla realizzazione di un comune progetto politico. Essa si realizza grazie a strutture pedagogiche, giuridiche e sociali proprie della forma democratica, che permettono di evitare il ricorso alla violenza, all’indottrinamento ed alla sopraffazione tramite l’uso della retorica. Tali istituzioni, nelle quali si crea una base normativa di confronto, hanno lo scopo di regolare il conflitto sociale attraverso la ‘regola di giustizia’, che prevede la distribuzione delle parti e l’equilibrio delle forze per la realizzazione ed il mantenimento di un ordine sociale stabile. Nell’assenza di un impegno metafisico, la giustizia delle istituzioni politiche sarà garantita dalla loro conformità alle aspirazioni della comunità, nella costante disposizione al cambiamento ed alla revisione in una prospettiva di dialogo permanente che rispetti il pluralismo dei valori. Tutto ciò, però, sarà lungi dal condurre ad un indifferentismo valoriale che riduce la dimensione dialogica al luogo di impiego di tecniche di persuasione e manipolazione dell’opinione pubblica.

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