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PARIS Andrea

LE RADICI DELLA LIBERTA'. SPUNTI PER UN'INTERPRETAZIONE DEL PENSIERO POLITICO DI AUGUSTO DEL NOCE (1932-1946)

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PARIS
via E. Duse 22, Roma
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La Sapienza - Roma
Studi Politici
Scienze politiche
ciclo e titolo del dottorato

XIX ciclo - Storia delle dottrine politiche e filosofia politica

tesi
titolo
relatore
data

LE RADICI DELLA LIBERTA'. SPUNTI PER UN'INTERPRETAZIONE DEL PENSIERO POLITICO DI AUGUSTO DEL NOCE (1932-1946)

Prof. Claudio Vasale

23-03-2007

sintesi

Il lavoro si presenta come un’indagine sulla fase formativa del pensiero di Augusto Del Noce a partire dalla tesi di laurea nel 1932 fino ai saggi e articoli che compone nel periodo 1945-46 relativi alla situazione politica italiana. Pur seguendo a grandi linee lo sviluppo cronologico delle vicende personali e degli scritti delnociani non si vuole tuttavia fornire una nuova biografia, quando un approfondimento di alcuni nuclei tematici che ruotano intorno al problema della libertà, preso come il punto focale attorno al quale ricostruire i nessi tra i vari settori degli studi di questo pensatore. L’obiettivo è, in primo luogo di superare una lettura per settori che è prevalsa in molti interventi critici precedenti e di cogliere i collegamenti tra le indagini più strettamente filosofiche (dedicate allora quasi interamente all’analisi del cartesianismo) e i giudizi che Del Noce inizia ad esprimere sulle vicende politiche dalla guerra d’Etiopia alla conclusione del conflitto mondiale. In secondo luogo, di sostenere che l’apertura alla dimensione politica di questo pensatore risponde ad una logica di sviluppo interna ad un problema iniziale, la costruzione della propria personalità o «conquista di sé». La riflessione filosofica si salda a quella politica entro un processo di approfondimento e autocritica, non ha quindi una struttura progettuale o ideologica, ma si presenta come un’indagine intorno alle forme in cui si possa concretizzare storicamente la libertà originaria del soggetto. Nel primo capitolo, intitolato L’inizio del percorso filosofico: la libertà del soggetto, si parte dalla constatazione che l’itinerario filosofico di Del Noce trae origine da questioni di natura morale: la ricerca della saggezza e la costruzione della propria personalità secondo uno schema classico del filosofo come «uomo dell’interiorità». Per quanto concerne le influenze culturali, pur mantenendo come decisivo il suo rapporto con la tradizione cattolica, si sottolinea quanto egli abbia subito il fascino di personalità laiche dall’alto profilo morale (U. Cosmo, P. Martinetti, E. Juvalta, in seguito A. Capitini). Particolare attenzione viene data alla sua lettura giovanile del filosofo russo A. Spir, che lo introduce al rapporto con Martinetti, vero punto nodale del periodo formativo di Del Noce, in quanto mette in luce la profonda difficoltà interna che attraversa la sua adesione al cattolicesimo. Nel contesto culturale torinese, dove avviene la sua prima formazione liceale ed universitaria, è vivo un dibattito intorno al tema del solipsismo, tra i protagonisti compaiono Adolfo Levi, Annibale Pastore, Carlo Mazzantini, quest’ultimo figura decisiva per la formazione delnociana. Dall’analisi delle pagine giovanili del diario appare un Del Noce attento alla questione del rapporto interpersonale, alla ricerca di una relazione autentica tra persone in opposizione al nesso tra solipsismo, narcisismo e attivismo che osserva diffuso tra i suoi coetanei. Il problema di una relazione tra personalità libere, nel pieno riconoscimento dell’alterità, si traduce anche sul piano della metodologia storiografica, nel quale Del Noce appare particolarmente debitore nei confronti di una serie di autori francesi impegnati allora nel grande dibattito intorno al cartesianismo. Già nella tesi di laurea appare con chiarezza l’obiettivo di opporsi alla forma di violenza che egli scorge nel progetto culturale storicista, finalizzato ad interpretare gli sviluppi del pensiero moderno in una chiave immanentista. Nello «stile» della ricerca filosofica Del Noce afferma il nesso tra non violenza e attenzione alla individualità nella storia ed inizia ad intuire la difficoltà del razionalismo a cogliere la vera dimensione storica. In tal modo egli vive il riflesso di un’ondata esistenzialista che si rifletteva nella storiografica francese di primo Novecento ed inizia ad emergere il suo complesso atteggiamento verso l’esistenzialismo. Il secondo capitolo, Alle origini della modernità: il cartesianismo come filosofia della libertà, si concentra sulla prima fase degli studi delnociani dedicati all’interpretazione del cartesianismo, tra il 1932-45: si nota una continuità di fondo, che ruota intorno al problema del rapporto tra libertà umana e divina, ed un approfondimento dei termini razionalismo e modernità, che raggiungerà un punto di svolta con la lettura del filosofo russo Lev Šestov. Del Noce prende una posizione netta già a partire dalla tesi di laurea, iniziando un confronto critico col Laberthonnière e la sua interpretazione «fisicista» del pensiero cartesiano che individua l’ispirazione profonda di Cartesio nel progetto di costruzione di una nuova scienza della natura. Giudicando riduttiva questa lettura, individua il vero problema di Cartesio nella ricerca del «dominio di sé» e nel rapporto tra ragione e fede. Dall’ambito specifico del cartesianismo la questione si allarga all’interpretazione dell’intera parabola della modernità: Del Noce rifiuta una lettura che ponga al punto sorgivo del pensiero moderno un progetto di dominio della natura e si oppone di conseguenza alla prospettiva di una prosecuzione illuminista dell’ispirazione cartesiana. Una conferma della sua chiave interpretativa del cartesianismo è da lui ricercata nel particolare rapporto di Malebranche con il pensiero cartesiano. Pur operando una riforma radicale dell’impianto del cartesianismo, Malebranche se ne ritiene un fedele continuatore per quanto riguarda il tema della difesa della libertà interiore. Del Noce vuole capire perché la struttura del cartesianismo tenda a relegare l’esperienza della libertà in un ambito interiore senza offrire strumenti per incidere sulla realtà sociale e politica. Si chiede inoltre se questa tendenza a dissociare interiorità ed esteriorità sia il riflesso di un problema più generale del pensiero cristiano moderno, il segno di una crisi profonda della filosofia dell’età della Riforma cattolica. Gli intenti apologetici, più indiretti in Cartesio, più espliciti in Malebranche e Pascal, urtano contro una difficoltà proprio nel punto chiave del cristianesimo, il tema dell’incarnazione del Verbo, dunque dell’incontro tra la Verità e la dimensione della storia. A questo proposito va sottolineato che in età giovanile Del Noce era rimasto fortemente impressionato dalla critica che il filosofo russo Afrikan Spir svolgeva al creazionismo ebraico-cristiano. La diffusione del pensiero di Spir, di cui circolavano alcune traduzioni italiane, era favorita in particolare da Piero Martinetti, a motivo della profonda affinità che questi avvertiva tra la propria filosofia e le posizioni del pensatore russo scomparso nel 1890. Il confronto con Spir e Martinetti permette dunque a Del Noce di meglio osservare le difficoltà interne alla filosofia cristiana, a partire dalla tendenza al solipsismo che emerge nel sistema malebranchiano. A questo primo, decisivo, confronto si aggiunge quello con Julien Benda e il suo scritto del 1927, La trahison des clercs. L’autore francese lo stimolava ad un approfondimento dei risvolti politici del cartesianismo, della particolare posizione del «quietismo cartesiano». Anche questa nuova prospettiva contribuisce ad individuare il limite intrinseco al cartesianismo: il quietismo politico non è il risultato di un calcolo, o di opportunismo, ma la logica conseguenza di una «esperienza metafisica» ossia del modo di prospettare la dimensione dell’interiorità e il rapporto con Dio. Gli studi sul cartesianismo vanno dunque letti avendo sullo sfondo l’arduo confronto con il pensiero di Piero Martinetti (ed il suo predecessore Spir), tema affrontato nel terzo capitolo, Ontologia della libertà e filosofia dell’esistenza: ci si concentra così sull’arco di tempo compreso tra il 1936 e il ’41, il periodo del contatto diretto tra il giovane Del Noce e il filosofo di Pont Canavese che si era ritirato a Castellamonte in seguito al forzato ritiro dall’insegnamento universitario. Nella formazione di Del Noce emerge come decisivo il confronto con una particolare linea di sviluppo del kantismo, descritta da Spir e Martinetti. Il problema di fondo è in ultima analisi il medesimo degli studi cartesiani: come si possa concepire un’attività libera del soggetto, come essa possa tradursi operativamente sul piano storico e politico, divenire forma dei rapporti interpersonali. Sia il pensiero di Spir che quello di Martinetti, sintetizzato da Del Noce con la formula «dualismo metafisico», propongono una prospettiva filosofico-religiosa tesa alla «salvezza del singolo», ossia a liberarlo dalla dimensione empirica. Essi danno così vita ad una filosofia critica che intende purificare le concezioni di Dio ereditate dalle tradizioni religiose e sviluppare una serrata critica al creazionismo ebraico-cristiano. Spir e Martinetti distinguono nettamente tra Dio-norma e Dio-causa, rifiutando come assurdo logicamente e moralmente inaccettabile il principio creazionista. La risposta delnociana è assai complessa, passando attraverso il ripensamento del senso profondo della teoria occasionalista e di conseguenza del rapporto tra concetto scientifico di legge e concetto filosofico di causa. Egli scopre una vicinanza tra la prospettiva occasionalista e un empirismo radicale, accomunati dalla critica ad una visione rigidamente deterministica della realtà, ricerca quindi in questa direzione un rapporto autentico tra metafisica e morale ponendo una connessione tra la teoria occasionalistica e il tema della libertà intesa come nesso tra consenso e attenzione: la libertà è potere di secondo grado o riflesso, che presuppone una spontaneità su cui si esercita. L’attività libera svela una natura del tutto particolare, in quanto la dimensione autentica della libertà si manifesta nell’uomo come risposta ad un «appello» dell’Essere: nella necessità di chiarire il senso di questo appello Del Noce si avvicina alle tematiche dell’esistenzialismo da Pascal a Marcel. Quest’ultimo in particolare lo induce a riflettere sul tema dell’esistenza come «interpartecipazione» e a spingersi fino al limite di una critica della filosofia come discorso concettuale chiuso. Nell’ultimo capitolo, Verso un nuovo liberalismo: le prime indagini sulla realtà politica contemporanea, si analizzano le conseguenze di questo complesso percorso filosofico sull’interpretazione della realtà politica contemporanea. Si vuole confermare qui l’ipotesi di partenza: che non sia un progetto politico a muovere inizialmente la riflessione politica del nostro autore, quanto l’urgenza di ripensare il ruolo dell’intellettuale nel contesto sociale. Del Noce, impegnato nel tentativo di definire il rapporto tra cultura e fascismo, accoglie dal Croce della Storia d’Europa nel secolo decimonono l’analisi dell’attivismo, ma lo schema storico crociano lo mette in difficoltà e lo stimola a ricercare una visione alternativa. Nei primi anni Quaranta, in un clima culturale segnato dalla ripresa dell’esistenzialismo, procede intuendo il rischio di una «ontologizzazione» della crisi attuale: i temi della precarietà, esistenza minacciata, inquietudine gli appaiono il riflesso di un’esperienza di «recissione dell’individuo dalla comunità» che viene indebitamente elevata a paradigma per la decifrazione della condizione umana tout court. Vivendo personalmente questa esperienza Del Noce è spinto momentaneamente ad accostarsi al pensiero di Marx, nella ricerca di una «guida per l’azione» ed in quel particolare contesto storico-politico il suo problema si focalizza sul nesso tra idea di persona, attività e valutazione morale del suo agire. Riprende così la questione da cui era partito il suo maestro Mazzantini: la critica alla «filosofia delle opere» idealistica e alla correlata negazione della consistenza ontologica del singolo. Negli anni del fascismo Del Noce collega il problema del rapporto tra individuo e azione con la percezione di una «mistificazione», intesa come riduzione dell’uomo alla professione e dell’intellettuale a retore. Intuisce che una reale alternativa politica al fascismo debba passare attraverso una nuova concezione della persona fondata sul nesso ontologico che la costituisce, in alternativa alla riduttiva definizione dell’uomo come «insieme dei rapporti sociali» che egli intuisce non essere di esclusiva pertinenza del pensiero marxiano. Approfondisce quindi – stimolato ancora dal confronto con Martinetti – la concezione dell’uomo sottostante al liberalismo classico, giungendo alla conclusione che essa sia insufficiente allo scopo di contrastare efficacemente il fenomeno del totalitarismo. Altro confronto particolarmente stimolante è costituito dalla critica marxista del mondo borghese. Un tema poco analizzato finora è il rapporto tra i primi studi sul cartesianismo, dove aveva incontrato la tesi del sociologo M. Leroy su «Cartesio primo filosofo della borghesia» e la primissima fase del suo confronto con il marxismo. Del Noce si accorge che l’interpretazione «fisicista» di Cartesio proposta dal Laberthonniére si presta a svilupparsi in senso classista, in tal modo la sua presa di posizione giovanile a favore di Gouhier (che sosteneva il primato dell’interesse morale in Cartesio) si svela decisiva per il successivo orientamento sul marxismo. L’attitudine separatista dei cartesiani, il distacco tra vita spirituale e politica tipico del «quietismo» ha a suo giudizio delle ragioni filosofiche, non è solo conseguenza di un’opzione pratica per il mondo: bisogna dunque andare oltre i giudizi di Laberthonnière e di Maritain sul separatismo cartesiano in quanto vi è il pericolo di confondere nella loro genesi il quietismo politico e il separatismo borghese e di conseguenza identificare la critica alla borghesia con la critica al cristianesimo. Del Noce vuole evidenziare la derivazione dalla tradizione cristiana di quella centralità del nesso tra metafisica e morale posta dal pensiero moderno, l’idea di persona come essere per la verità. Le analisi delnociane mirano dunque a rendere esplicita la concezione dell’uomo che è sottostante alle diverse posizioni politiche e a smascherare le forme di contaminazione o compromesso tra prospettive diverse. Ad esempio, nella sua presa di distanza dalla sinistra cattolica di Rodano e Balbo è importante l’analogia che individua con le vicende del cartesianismo: in entrambi i casi il pensiero cattolico cade nell’illusione di poter usare la scienza (della natura prima, della storia dopo) a fini apologetici e ciò si traduce – per la sinistra cattolica – in un’inconsapevole subordinazione agli schemi del materialismo storico. Fare chiarezza dunque sulle virtualità di una determinata posizione culturale e sui rischi di «eterogenesi dei fini» che presenta ogni modalità di traduzione dei contenuti ideali sul piano politico è il contributo più importante che un pensiero critico possa offrire ai tentativi, sempre imperfetti, di realizzare forme libere di associazione tra uomini.

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