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MARINI Fabrizio

DEMOCRAZIA E COMUNICAZIONE: L'EREDITA' DI TOCQUEVILLE IN HANNAH ARENDT

INFORMAZIONI COMPLETE
nome
cognome
indirizzo
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sito web
Fabrizio
MARINI
Fraz.ne Pagliaroli di Cortino (Teramo)
fabio_ban@yahoo.it
università
dipartimento
facoltà
Università degli Studi di Teramo
Storia e Critica della Politica
Scienze Politiche
ciclo e titolo del dottorato
XIX Ciclo - Pensiero politico e Comunicazione nella Storia
tesi
titolo
relatore
data

DEMOCRAZIA E COMUNICAZIONE: L'EREDITA' DI TOCQUEVILLE IN HANNAH ARENDT

Prof.ssa Emma Baglioni

15-12-2006

sintesi

La ricerca è dedicata al confronto tra il pensiero politico di Hannah Arendt e quello di Alexis de Tocqueville e ha lo scopo di verificarne la consistenza e il senso alla luce soprattutto dell’eclissi moderna e post-moderna della politica. In particolare, il lavoro mira a ricostruire l’analogia di fondo che esiste tra i due autori, una concordanza di pensiero il cui nucleo fondante risiede nell’esigenza comune di ristabilire la centralità del “vivere politico” quale condizione costitutiva della libertà dell’uomo. Nelle analisi della Arendt come nelle riflessioni tocquevilliane si avverte infatti il bisogno di instaurare uno spazio politico nuovo, uno scenario di pluralismo, di orizzontalità e non di verticalità della politica che ponga rimedio ai principali “disagi della modernità”, dalla tendenza all’isolamento individualistico dell’uomo moderno sino all’eclissi dell’identità soggettiva nell’omologante scenario conformistico delle società egualitarie. Di qui il comune tentativo, pur nella diversità delle diagnosi espresse, di restituire al cittadino l’autentico valore del politico, quell’agire di concerto che si sostanzia nella relazionalità comunicativa e nella compartecipazione alla sfera condivisa della cosa pubblica. La tesi si articola in tre sezioni: la prima “All’origine della democrazia e delle sue deviazioni: la Rivoluzione americana e la rivoluzione francese a confronto” è centrata sulla comparazione tra le analisi che Tocqueville e la Arendt fanno dei due eventi rivoluzionari, evidenziando come lo schema concettuale tocquevilliano divenga per la pensatrice tedesca un importante punto di riferimento. In particolare viene ricostruita la comune visione del modello americano e dell’origine “costitutiva” di tale archetipo democratico, per poi analizzare la critica che entrambi i pensatori muovono all’astrattismo che ha caratterizzato importanti fasi della Rivoluzione francese, fino a sviluppare un confronto fra la concezione arendtiana e quella tocquevilliana del diritto, che trova un’importante analogia nella critica alle elaborazioni giusnaturalistiche del diritto naturale e nell’affermazione di un’uguaglianza politico-giuridica quale manifestazione concreta dei diritti di cittadinanza all’interno di una spazio politico condiviso. Nella seconda parte,“L’alienazione del bios politikòs e l’isolamento dell’uomo moderno: dalla malinconia dell’homo democraticus alla banalità del paterfamilias”, vengono confrontate le riflessioni dei due pensatori sui dilemmi della modernità e sulle conseguenze da essi prodotti a livello politico. In particolare vengono approfonditi i temi del conformismo sociale e della mutazione socio-antropologica dell’individuo di fronte all'uniformità prodotta dalla società egualitaria, esaminando compiutamente il fenomeno dell’atomizzazione individualistica e dell’isolamento dell’uomo moderno. La ricerca evidenzia come tali ambiguità del moderno delineino, sia nella riflessione arendtiana che in quella tocquevilliana, l’origine di un disvalore della libertà il cui esito parossistico si manifesta sia nel dispotismo “previdente e mite” con cui il pensatore francese dipinge l’avvenire politico della modernità, sia nella “assoluta originalità” del progetto totalitario di dominio totale dell’uomo analizzato dalla Arendt. La parte conclusiva della tesi, “L’agire comunicativo e l’autenticità del politico”, prende in considerazione le soluzioni che i due autori propongono per il superamento dell’eclissi moderna del politico: soluzioni che entrambi individuano, pur con le dovute differenze, nella dimensione comunicativa dell’inter-azione pubblica e nella partecipazione attiva e relazionale alla vita democratica.

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