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FILDANI Giordano

C.B. MACPHERSON: DILEMMI E PROSPETTIVE DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE

INFORMAZIONI COMPLETE
nome
cognome
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e-mail
sito web
Giordano
FILDANI
via Colle dei Pini 28, Roma
g.fildani@tiscalinet.it
università
dipartimento
facoltà
La Sapienza di Roma
Filosofia
ciclo e titolo del dottorato
XIX ciclo - Dottorato in Filosofia
tesi
titolo
relatore
data

C.B. MACPHERSON: DILEMMI E PROSPETTIVE DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE

Stefano Petrucciani

non specificata

sintesi

Il progetto di ricerca intende sviluppare l’analisi della teoria della democrazia presente negli scritti del filosofo canadese Crawford B. Macpherson (1911-1987), cercando di tracciare un percorso che conduca dalla critica di alcuni aspetti della democrazia liberale alla formulazione di una teoria della democrazia sociale e partecipativa. L’analisi dovrebbe essere condotta tenendo conto della specificità dell’approccio macphersoniano allo studio della democrazia: il filosofo canadese cercò sempre di tenere insieme l’analisi realistica delle condizioni economico-sociali ed una concezione fortemente normativa della democrazia come “forma di società”, come “modalità delle relazioni tra gli individui”. Riguardo alla pars destruens del pensiero macphersoniano, intendo occuparmi della sua critica al pensiero liberale del XIX e del XX secolo, da Bentham e James Mill fino alla teoria elitista della democrazia di Joseph Schumpeter. Riguardo invece alla pars construens intendo analizzare lo sviluppo del suo pensiero da una concezione prevalentemente sociale e non politica della democrazia, la democrazia di sviluppo, fino alla sua riconsiderazione del ruolo della politica nella formulazione di un’ipotesi di democrazia partecipativa. Una parte conclusiva della ricerca intendo dedicarla allo studio dei possibili spunti di riflessione lasciati come eredità intellettuale da Macpherson, attraverso l’analisi di autori che, anche traendo ispirazione dalle sue tesi, hanno sviluppato una concezione dinamica e ampia della democrazia. Gli autori che intendo prendere principalmente in considerazione sono Frank Cunningham, che di Macpherson fu allievo, e David Held. FORMAZIONE E INFLUENZE. Una prima parte della ricerca sarà dedicata alla ricostruzione della formazione di Macpherson, delle principali influenze intellettuali e degli autori che lo hanno maggiormente ispirato. Decisiva per la sua formazione fu la permanenza a Londra tra il 1932 e il 1935 presso la London School of Economics, periodo in cui entrò in contatto con esponenti del socialismo liberale inglese come Harold Laski e R.H. Tawney, dei quali ebbe modo di seguire lezioni accademiche e attività sociali. L’ambiente culturale che maggiormente influenzò la sua formazione fu quindi quello della fusione teorica tra i principi etici del liberalismo e l’interesse per le questioni sociali: un ambiente che teneva insieme John Stuart Mill e Karl Marx, due autori fondamentali nello sviluppo del pensiero di Macpherson. L’influenza di Laski e di Tawney si fece sentire soprattutto nell’importanza data da questi due autori al rapporto critico tra proprietà e democrazia. In questa prima parte intendo analizzare, oltre ad alcune delle tesi degli autori che hanno ispirato Macpherson, i suoi primi scritti dedicati alla democrazia, a partire dagli articoli usciti su riviste canadesi negli anni ’40, fino al primo libro, “Democracy in Alberta”, del 1953. L’ALLARGAMENTO DEL CONCETTO DI DEMOCRAZIA. La seconda parte della ricerca sarà dedicata prevalentemente allo studio di due testi nei quali Macpherson mise con forza in discussione il modello occidentale di democrazia: “The real world of democracy”, del 1966 e “Democratic theory: essays in retrieval”, del 1973. La caratteristica essenziale dei due testi va individuata, a mio avviso, nel tentativo di allargare i confini della democrazia, cercando al tempo stesso di salvaguardarne i valori complessivi. L’elemento qualificante della democrazia viene individuato in un principio etico di eguaglianza sociale: la possibilità per ciascun individuo di sviluppare pienamente le proprie capacità tipicamente umane. L’analisi dei due testi sopra citati non può comunque essere portata avanti senza prima aver almeno accennato ad alcuni importanti sviluppi del pensiero dell’autore negli anni precedenti: mi riferisco in particolare allo studio della filosofia politica inglese del XVII secolo e alla conseguente elaborazione della tesi dell’individualismo possessivo come caratteristica essenziale del liberalismo. Tornando ai due testi del 1966 e del 1973, intendo sottolinearne gli aspetti rilevanti anche ai fini del dibattito filosofico-politico contemporaneo. L’argomento del primo libro riguarda la non unicità del modello occidentale di democrazia e la sua messa in discussione da parte di altri due modelli: la democrazia sovietica e il modello di democrazia rappresentato dai paesi in via di sviluppo appena usciti dal dominio coloniale. Nel libro è presente una tesi che ha suscitato notevoli discussioni: la difesa della compatibilità tra democrazia e sistemi politici a partito unico. Secondo il filosofo canadese elemento discriminante è, come sottolineato, il principio egualitario dell’accesso di ciascun individuo ai mezzi necessari allo sviluppo umano. Se serve a raggiungere tale obiettivo, anche un sistema politico dominato da un’avanguardia può essere considerato democratico. Le principali critiche rivolte alla tesi macphersoniana ne hanno evidenziato i due punti deboli: il rischio di giustificazione di un sistema politico paternalistico e la scarsa considerazione degli aspetti politici della democrazia. La questione della trascuratezza della politica e del rischio di paternalismo presenti in questa tesi è posta da diversi critici: in particolar modo da John Keane e da Jane Mansbridge. “Democratic theory: Essays in retrieval”, raccolta di scritti tra gli anni ’60 e i primi anni ’70, rappresenta un ulteriore sviluppo della concezione della democrazia di Macpherson. Del libro intendo analizzare in particolar modo lo sviluppo della tesi sull’esistenza di due diverse tradizioni all’interno della liberaldemocrazia, quella individualistico-possessiva e quella umanistica centrata sul principio dell’eguale sviluppo delle facoltà propriamente umane. Tesi centrale nel tentativo di Macpherson di criticare e di andare oltre il pensiero liberale, mettendone in evidenza i limiti e le aporie, ma rimanendo originalmente all’interno della sua storia e della sua cornice teorica, recuperando una linea di sviluppo presente già in J.S. Mill e nei teorici liberalsocialisti. L’obiettivo teorico fondamentale del filosofo canadese fu di dissociare il liberalismo dal capitalismo. Intorno a questo tentativo si sono articolate, con motivazioni opposte, le critiche al suo pensiero sia da parte marxista che da parte liberale, come intendo mettere in evidenza cercando anche, se possibile, di sottolineare l’originalità del pensiero macphersoniano, la sua non immediata riconducibilità al socialismo, nonostante il suo netto anticapitalismo, e la sua peculiare concezione del liberalismo. DALLA DEMOCRAZIA SOCIALE ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA. L’analisi di “The life and times of liberal democracy”, del 1977, conduce ad un ulteriore sviluppo del pensiero di Macpherson. Nel libro vengono presentati quattro modelli di democrazia nel loro sviluppo storico. Importante sottolineare l’aspetto metodologico dell’analisi macphersoniana: la democrazia viene sempre analizzata storicamente e l’uso dei modelli consente di individuare, come già sottolineato, la presenza di motivi ricorrenti, al di là delle specifiche differenze, nel pensiero di vari autori e le relazioni tra la cultura politica, le istituzioni e la struttura economico-sociale. I quattro modelli sono: - democrazia protettiva, presente nelle tesi di Jeremy Bentham e di James Mill: nasce nel XIX secolo con l’accettazione del principio democratico da parte del liberalismo, e si basa su una concezione dell’uomo come tendente alla massimizzazione dell’utile, all’appropriazione illimitata e al consumo delle risorse; - democrazia di sviluppo, presente nelle teorie di John Stuart Mill e in vario modo nelle tesi di liberalsocialisti inglesi come Green, Hobson e nel teorico della democrazia americana del ‘900 John Dewey. Si basa su una concezione più ampia e umanistica dell’individuo, ma trascura l’incompatibilità tra i suoi principi etici e il capitalismo; - democrazia dell’equilibrio, o elitismo pluralistico competitivo, presente nella teoria di Schumpeter, dominante nella seconda parte del XX secolo e particolarmente nel mondo anglosassone. E’ un modello di democrazia che esaspera l’appiattimento dell’individuo sulla figura del consumatore, estendendo la logica del mercato alla teoria politica; - democrazia partecipativa, scaturita dai movimenti sociali degli anni ’60 e ’70: vi domina il principio del controllo democratico sui diversi aspetti della vita sociale. In “Life and times” Macpherson valorizza esplicitamente l’elemento politico dell’emancipazione umana, trascurato invece negli scritti precedenti, attraverso la presentazione di alcune proposte istituzionali di democrazia partecipativa. Nonostante le non molte pagine dedicate all’argomento, si può delineare una contrapposizione tra tale modello istituzionale e il modello da lui considerato egemonico nel mondo occidentale dell’elitismo competitivo teorizzato da Schumpeter. Un tentativo di analisi del Macpherson teorico della democrazia partecipativa ritengo sia possibile anche tenendo conto del dibattito in merito sviluppatosi negli anni ’70. Ritengo importante anche tenere conto di alcune critiche mosse alla democrazia partecipativa, anche se non rivolte direttamente o esclusivamente al modello proposto da Macpherson. Mi riferisco in particolare ai problemi evidenziati da David Held, autore per certi versi vicino alle tesi di Macpherson, nel suo “Modelli di democrazia” circa l’auspicabilità di un’estensione della democrazia a tutti gli ambiti della vita sociale. Un’altra critica di cui intendo tenere conto è quella neo-realistica di Danilo Zolo, presente in “Il principato democratico”, circa l’inattualità di una concezione neoaristotelica della politica come espressione superiore della vita umana. EREDITA’ INTELLETTUALE DI MACPHERSON. In quest’ultima parte della ricerca l’attenzione sarà incentrata su alcune delle teorie esposte e discusse da autori come Frank Cunningham e David Held. Negli scritti di Cunningham sul rapporto tra democrazia e socialismo le tesi di Macpherson sono punto di riferimento ma anche oggetto di critica: soprattutto a proposito del recupero della democrazia liberale in una società non capitalista le tesi di Cunningham possono essere considerate, a mio avviso, uno sviluppo in avanti dell’impostazione macphersoniana. In particolar modo intendo analizzare i libri “Teoria della democrazia e socialismo” e “The real world of democracy revisited”, in cui è presente anche un’intervista a Macpherson sui suoi rapporti con il marxismo. Held da Macpherson ha ripreso innanzitutto la lettura della storia dei sistemi democratici attraverso l’uso di “modelli teorici” in grado di spiegare le linee di sviluppo complessive al di là delle differenze tra gli autori. I modelli di democrazia protettiva e democrazia di sviluppo costituiscono il criterio di analisi attaverso il quale Held analizza la storia della democrazia nel suo “Modelli di democrazia”, testo che intendo utilizzare anche come supporto critico essenziale nell’analisi delle questioni poste da Macpherson. Held, teorico della democrazia cosmopolitica, individua come principio qualificante della democrazia l'autonomia, intesa come autodeterminazione individuale e collettiva, e difende una concezione sociale della democrazia, sottolineando la questione cruciale della diseguaglianza economica come ostacolo al pieno accesso alla cittadinanza democratica e come fattore di concentrazione di potere e di condizionamento della vita politica.

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