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BIAGIOTTI Brenda

DALLA DITTATURA SUI BISOGNI ALLA DEMOCRAZIA COME PRASSI COMUNICATIVA. UN PROFILO INTELLETTUALE DI ÁGNES HELLER

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Brenda
BIAGIOTTI
via Fonti Coperte 38/n, 06121 Perugia
brendabiagiotti@yahoo.it
università
dipartimento
facoltà
Università di Teramo
Storia e Critica della Politica
Scienze Politiche
ciclo e titolo del dottorato
XVII ciclo - Pensiero politico e comunicazione nella storia
tesi
titolo
relatore
data

DALLA DITTATURA SUI BISOGNI ALLA DEMOCRAZIA COME PRASSI COMUNICATIVA. UN PROFILO INTELLETTUALE DI ÁGNES HELLER

Prof. SAVARESE

25-01-2005

sintesi

Obiettivo della ricerca è stato quello di rendere ragione degli sviluppi interni al pensiero politico di Ágnes Heller e delle sue progressive maturazioni seguendo un percorso che, dall’analisi della teoria dei bisogni, conducesse fino alle più recenti riflessioni sull’idea e sulla realtà della democrazia. In questo studio è stato necessario tracciare, almeno orientativamente, una linea di demarcazione che, ponendo a confronto le prime opere con i lavori successivi agli anni ’80, consentisse di cogliere le sensibili trasformazioni che caratterizzano il pensiero dell’autrice: mentre i primi testi risentono chiaramente dell’atmosfera culturale ungherese e riflettono una formazione teorica condotta intorno alla figura di György Lukács, i lavori più recenti si muovono infatti su un diverso terreno, caratterizzato da un progressivo allontanamento dalla visione marxiana della politica. All’iniziale negazione di ogni valore, anche solo potenziale, delle democrazie occidentali, delle quali Heller tendeva a mettere in evidenza l’incapacità strutturale di superare i limiti presenti, viene sostituendosi una sostanziale rivalutazione della sfera politica. In tal modo, con una crescente attenzione per la dimensione comunicativa e l’emergere di un nuovo interesse per i problemi della morale, viene a delinearsi una sempre maggiore connessione fra comunicazione libera dalle forme di dominio e democrazia quale “prassi comunicativa ideale” che, superando definitivamente il progetto marxiano dell’estinzione dello Stato, finisce per sfociare in una sostanziale riscoperta delle procedure liberal-democratiche. Per svolgere correttamente questo tema la ricerca ha dovuto confrontarsi sia con un’analisi antropologica generale della quale si è cercato di rendere conto in modo quanto più possibile unitario, che con la critica rivolta all’assetto socio-politico dei paesi del cosiddetto “socialismo reale”, al fine di pervenire all’individuazione di quei principi fondamentali utilizzati da Heller non soltanto come strumenti di critica nei confronti dei modelli politici e sociali esistenti, ma anche come presupposti sui quali elaborare una proposta politica alternativa. Il discorso sulla democrazia, complesso e frammentario, viene in tal modo a configurarsi come l’esito conclusivo verso il quale confluiscono tutte le riflessioni precedentemente analizzate. Nel primo capitolo, LE ORIGINI STORICHE DI UN PERCORSO FILOSOFICO: LA CRITICA AI SISTEMI DI “DITTATURA SUI BISOGNI” si cerca di ricostruire l’analisi che gli autori della “Scuola di Budapest” conducono sull’assetto socio-politico delle società est-europee. Di fronte all’esperienza del totalitarismo sovietico esportato nei “paesi satelliti”, gli autori infatti si trovano nella condizione di dover confrontare l’idea del socialismo con quella che tende generalmente ad essere considerata la sua attuazione storica. Dopo aver descritto i caratteri costitutivi di tali regimi, il ruolo dell’ideologia e del partito unico, la soppressione dell’autonomia della società civile e di ogni libertà politica, Heller si sofferma in particolare sui meccanismi di funzionamento dell’economia pianificata e sulle conseguenze che ne derivano sul piano dei bisogni umani. È proprio il concetto di bisogno infatti a consentire una critica radicale a tali regimi e alla loro struttura economica, fondata più sul comando che su una reale pianificazione: inoltre, è procedendo in questa direzione che gli autori arrivano a formulare la definizione di tali società come sistemi di “dittatura sui bisogni”, ovvero formazioni politiche che, operando una discriminazione fra bisogni legittimi (considerati reali) e illegittimi (artificiali), finirono per generare un nuovo ed efficace sistema di oppressione. In particolare, viene sottoposta a critica la tendenza al radicale egualitarismo perseguito in tali paesi, un egualitarismo che si configura come la completa negazione di uno degli aspetti più tipicamente umani, ovvero la ricchezza e la poliedricità dei bisogni. Nel secondo capitolo, PER UNA “FILOSOFIA RADICALE”: BISOGNI, “NATURA”E STORIA, si è cercato di delineare i caratteri fondamentali della concezione antropologica di Ágnes Heller. Il primo passo in questa direzione è stato quello di porre sotto esame la nozione stessa di “natura umana” ed analizzare le considerazioni che inducono l’autrice a respingere con fermezza tale concetto in quanto ideologico e sovra-storico. Dallo studio successivo condotto sul tema dei bisogni umani inoltre, è emerso come, nel pensiero helleriano, l’antropologia finisce sostanzialmente per risolversi nella storia nella misura in cui, secondo l’autrice, l’“essenza umana” viene a costruirsi e ad espandersi nella dinamica dello sviluppo storico. Per una ricostruzione del concetto di “essenza umana” si è resa necessaria un’analisi della teoria della vita quotidiana e dei piani di oggettivazione con una particolare attenzione al progressivo emergere della dimensione del valore espressa nell’ideale filosofico dell’“uomo ricco di bisogni”. Alle variazioni intervenute sul piano antropologico nelle riflessioni contenute nelle opere più recenti è dedicato il terzo capitolo, ANTROPOLOGIA E SOCIALISMO DOPO LA “FINE DELLA STORIA”. L’abbandono definitivo di ogni residuo di “filosofia della storia” in favore di una “teoria della storia” rappresenta l’esito al quale l’autrice perviene nel percorso che la porta a recidere progressivamente ogni possibile legame con una visione teleologica e finalistica dello sviluppo storico: in particolare, l’analisi della modernità sollecita l’autrice a confrontarsi con la categoria della contingenza quale cifra della “condizione umana” e ad introdurre la problematica nozione di “scelta esistenziale”. Dopo aver analizzato i fondamenti della concezione antropologica di Heller e la critica alle società dell’Est che, al pari di quelle capitalistiche, rappresentano formazioni sociali in cui gli individui fanno esperienza di una realtà alienante, il lavoro di ricerca si è orientato verso la delineazione di una proposta politica alternativa. È in quest’ultima parte che confluiscono tutte le riflessioni precedentemente svolte: infatti, nel quarto capitolo, POLITICA E COMUNICAZIONE. RIFLESSIONI SUL CONCETTO DI DEMOCRAZIA, viene affrontato il discorso relativo al rapporto fra politica e comunicazione e, in particolare, il tema della democrazia. Il concetto di democrazia proposto da Heller, infatti, è quello di uno spazio politico fortemente partecipativo in cui il dibattito al quale prendono parte tutti gli individui in quanto esseri razionali consente di deliberare, in condizioni di simmetria comunicativa, sull’allocazione delle risorse in base ai bisogni espressi. A questo fine, vengono individuati dall’autrice alcuni criteri di distinzione fra i bisogni, mentre sullo sfondo prende corpo un concetto di “pianificazione” naturalmente ben diverso da quello sperimentato nelle società est-europee. Il lavoro di ricerca pertanto cerca di proporsi come un contributo organico sul pensiero politico di Ágnes Heller, assente nel panorama della letteratura critica dedicata in Italia all’argomento, e, allo stesso tempo, come un originale tentativo di lettura delle riflessioni dell’autrice, nella convinzione che, al di là delle fratture rinvenibili, sia possibile individuare alcune linee di sviluppo sottese all’intera filosofia helleriana.

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