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Il ritorno dalla privatizzazione

Alberto Pirni - 06 settembre 2007 Una più fluida delineazione del confine pubblico/privato, in grado di rendere conto dell’effettivo processo di costruzione dell’identità religiosa (individuale e di gruppo); una profonda riconsiderazione del concetto di laicità dello Stato, che superi una concezione ristretta di multiculturalismo per “ghetti contigui”; una rinnovata elaborazione del nesso tra identità religiosa e identità sociale, capace di offrire nuovi spunti per interpretare la molteplice dimensione dell’appartenenza: intorno a tali nuclei tematici si articola oggi, nel contesto europeo, il tentativo di comprendere con maggiore consapevolezza un duplice confronto, che si svolge innanzitutto all’interno delle singole compagini statuali.

Alberto Pirni - 06 settembre 2007

Abstract

 

Una più fluida delineazione del confine pubblico/privato, in grado di rendere conto dell’effettivo processo di costruzione dell’identità religiosa (individuale e di gruppo); una profonda riconsiderazione del concetto di laicità dello Stato, che superi una concezione ristretta di multiculturalismo per “ghetti contigui”; una rinnovata elaborazione del nesso tra identità religiosa e identità sociale, capace di offrire nuovi spunti per interpretare la molteplice dimensione dell’appartenenza: intorno a tali nuclei tematici si articola oggi, nel contesto europeo, il tentativo di comprendere con maggiore consapevolezza un duplice confronto, che si svolge innanzitutto all’interno delle singole compagini statuali.

Si tratta di un confronto che si è reso particolarmente evidente e acceso, a partire dal molteplice processo di de-privatizzazione che le tradizioni religiose stanno interpretando in contesti socio-politici anche molto differenti, rivendicando un maggiore spazio pubblico e rifuggendo dal ruolo marginale e privatizzato del loro esprimersi nel quale le teorie della secolarizzazione ritenevano di poterle definitivamente relegare.

Ci si trova così di fronte, da una parte, al rapportarsi tra cittadini laici e cittadini credenti, che si sentono oggi variamente minacciati gli uni dalla rinnovata presenza degli altri sulla scena pubblica e, dall’altra, al reciproco relazionarsi – completamente interno alla molteplicità della credenza – tra chi ha compiuto un percorso di individualizzazione e privatizzazione della propria identità religiosa e chi, soprattutto tra i gruppi di recente immigrazione, non concepisce altra modalità per esprimerla al di fuori di quella comunitaria e pubblica.

Sono due confronti strettamente intrecciati tra loro che pongono nell’agenda politica della contemporaneità sfide difficilmente aggirabili, sia sul piano della neutralità ideologica delle istituzioni pubbliche, sia su quello della convivenza “ragionevole” entro i confini di una medesima compagine sociale.

 

 

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