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La Consulta delle Scienze Politico-Sociali e la Classificazione dei Saperi accademici e del sistema delle classi di corso di studi

Pubblichiamo il documento unitario delle Società scientifiche di Area 14 (ora operanti in modo coordinato come Consulta delle Scienze Politico-Sociali) sulla riorganizzazione dei settori disciplinari, che è stato letto al convegno Cun su questo tema tenutosi a Roma presso il Miur il 29 maggio 2018.

La Consulta delle Scienze Politico-Sociali

e

La Classificazione dei Saperi accademici e del sistema delle classi di corso di studi

La Consulta delle Società scientifiche e delle Conferenze dei Presidi riconducibili all’Area delle Scienze Politico-Sociali, ampiamente rappresentativa dei Dipartimenti e delle Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Scienze della Comunicazione, riconosce l’importante contributo che il CUN sta offrendo al dibattito sul tema e ringrazia i rappresentanti dell’Area 14 per la disponibilità al confronto costante. Per contribuire proficuamente al confronto sull’Università, ritiene tuttavia suo dovere segnalare alcune criticità di cui il progetto di riorganizzazione dei saperi scientifico-disciplinari e di revisione delle classi di corso di studio dovrebbe tener conto. Anzitutto l’avvio contestuale dei due processi di cambiamento in uno scenario politico-istituzionale contraddistinto da una perdurante incertezza.  Non che tra l’aggiornamento e l’innovazione dei curricula formativi e la proposta di riordino dei Settori Scientifico Disciplinari non sussista alcun nesso. Il punto non è evidentemente questo. E’ la loro combinazione a far correre rischi alla tenuta complessiva del sistema. La riforma dei Settori e quella dei curricula, infatti, se non disposte entrambe in un disegno ordinato di innovazione regolata e con tempi preannunciati, non solo alimenta una percezione dell’Università come un permanente cantiere sempre aperto, ma può determinare un effetto-sistema dannoso con conseguenze inattese per la stabilizzazione delle Istituzioni di cui una comunicazione trasparente dell’Offerta formativa agli studenti è parte essenziale. Quelli che dovevano essere dei semplici interventi di manutenzione "ordinaria" rischiano di trasformarsi in una complessa riscrittura e risistemazione di tutta la governance dei corsi di studio, dell'inquadramento e delle progressioni di carriera. E’ timore della Consulta infatti che il combinato disposto della prima parte concernente la classificazione dei saperi (in particolare il § 1.2.1 Raggruppamenti disciplinari) e della seconda sulla manutenzione dei corsi di laurea (il § 2. 3), possa condannare gli atenei italiani ad una "mai semplice" riscrittura di tutti gli ordinamenti dei CdS e ad un reinquadramento del personale docente, peraltro in una fase in cui sono già programmate le visite dei CEV le cui considerazioni dovranno essere tenuto in conto proprio ai fini dell’accreditamento. Inoltre, visto che il ridisegno dei raggruppamenti disciplinari comporta una risistemazione degli stessi, questo provocherà anche la necessità di ridefinire le procedure per l'abilitazione, come viene ammesso nell'ultima pagina dello stesso documento, nel mentre si è riaperta la partita per la nuova tornata delle abilitazioni.  

Un’ulteriore considerazione merita la questione dei Settori, sui quali le diverse comunità scientifiche hanno già avviato un confronto interno intenso, non privo di tensioni e di preoccupazioni. La Consulta delle Scienze Politico-Sociali ritiene di dover esprimere una forte perplessità. Tante stagioni recenti della governance dell’Università si sono presentate con altrettante proposte di riforma, quasi sempre all’insegna del messaggio che il riordino dei Settori avrebbe coinciso con una loro netta riduzione quantitativa. Ci sentiamo pertanto di chiedere che si valutino attentamente le seguenti considerazioni sul processo di riclassificazione dei saperi accademico-disciplinari, al fine di evitare che scelte non precedute dalla consultazione delle comunità scientifiche possano finire per produrre conseguenze controproducenti per l’intero sistema culturale del nostro Paese.

Se l’intervento sui Settori è un passaggio strategico per il futuro dell’Università, esso non può trasformarsi semplicemente nella drastica riduzione dei settori disciplinari. Razionalizzare va bene, a condizione che non si tratti di un ulteriore tagliando di indebolimento dell’intero comparto delle Scienze umanistico-sociali già seriamente stressate dai compulsivi cambiamenti dell’ultimo ventennio. Una riforma dunque dovrebbe anzitutto ragionare sulle criticità che vuole mettere al centro del proprio intervento di cambiamento, a partire dal presupposto che i saperi non sono equivalenti. Una revisione dei Settori, ad esempio, dovrebbe occuparsi, tra le altre cose, della ridefinizione dei confini tra le discipline lungo i quali si genera l’innovazione scientifica e culturale, innovazione che il catalogo attuale non è in grado di riconoscere. Anche nell’ipotesi che una riclassificazione dei saperi possa ricalcare la tassonomia ERC - peraltro criticata nell’ambito della letteratura per l’evidente incompletezza che la contraddistingue -  questa sarebbe utile come percorso progressivo di adeguamento critico, ma rischierebbe tuttavia di diventare una prescrizione se assunta senza flessibilità e capacità di salvaguardare l’identità di interi Settori altrimenti destinati alla progressiva scomparsa. I saperi maturano e cambiano, e probabilmente questo rende necessaria una loro riorganizzazione, ma ciò a nostro parere richiede una riflessione profonda e allargata, di cui la Consulta intende farsi carico dichiarandosi pronta al confronto sia con le comunità scientifiche sia con le istituzioni di governo del sistema universitario.

Salutando con favore l’iniziativa odierna, la Consulta auspica che si moltiplichino le iniziative capaci di alimentare il dibattito e che si possa aprire una fase di riflessione e confronto sui Settori Scientifico-Disciplinari che segnerebbe davvero una discontinuità rispetto alle esperienze precedenti. Occorre aprire una stagione nuova, incentrata sul consenso sul metodo e su un’ampia partecipazione tra le diverse rappresentanze scientifiche e accademiche, che metta al riparo il sistema universitario da scosse che non sarebbe al momento in grado di fronteggiare.

 

Roma, 29 maggio 2018

 

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