Gian Franco Lami
11.12.2008
Ho letto e molto apprezzato la formalizzazione degli indicatori di qualità del settore scientifico-disciplinare SPS/01 (Filosofia politica) e approvo, per quanto valga la mia opinione, il tentativo di omologare i criteri del giudizio concorsuale. Penso che si avrà modo di discuterne ancora, specie in considerazione del fatto che le attuali ristrettezze finanziarie sembrano allontanare i tempi di un'immediata applicazione di eventuali accordi già raggiunti. Residua tuttavia, dal mio punto di vista, una considerazione di fondo. L'eccessivo rigore di strutture comparative, o di giudizio, può risultare infatti addirittura controproducente, comunque opposto agli stessi fini che ci si propone di raggiungere, dal momento che potrebbe condurre l'attività di ricerca e di pubblicazione dei nostri studiosi alla rincorsa della sola utilità personale e concorsuale. Mi spiego meglio. Una volta indicata la trama dei principi cui attenersi, allo scopo del raggiungimento del massimo profitto in sede di concorsi, si potrebbe finire per trascurare molte attività certamente non inferiori a quelle selezionate per il paradigma valutativo. Così, si potrebbe perdere di vista l'innegabile utilità (e il correlato prestigio) della partecipazione a convegni, tavole rotonde, conferenze, nazionali e internazionali. Si potrebbe finire per sottovalutare il contenuto dell'articolo telematico, solo perché comparso su testate "non accreditate", trascurando l'estensione del messaggio. Si arriverebbe a standardizzare i canali di giudizio, quindi a spostare il metro di valutazione più sul piano quantitativo - sul numero dei contributi - che sul piano qualitativo. E' inutile che faccia notare come una materia filosofica, per quanto supportata da metodo scientifico, non può essere messa sullo stesso piano di una conoscenza sociologica, storica, o giuridica, che mira legittimamente alla configurazione di modelli di pensiero e categorie il più possibile uniformi. E' probabile che, nell'ambito filosofico, si debba rispettare maggiormente l'aspetto di autonomia espressiva e dare più credito alla originalità della dimostrazione. Insomma, non sarebbe male cercare nel filosofo anche un po' del "poeta". Spero di non avere fatto perdere troppo tempo a nessuno e mi ritiro subito dal confronto. Con la migliore condialità.
Gian Franco Lami

