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In memoria di Mario Vegetti

Pubblichiamo le parole di ricordo che Giovanni Giorgini ci ha inviato in memoria di Mario Vegetti, recentamente scomparso.

Mario Vegetti (1937-2018)

 

Mario Vegetti si è spento nella sua casa di Milano domenica 11 marzo 2o18, all’età di 81 anni. Studioso dell’antichità, della scienza e del pensiero politico classico, dell’etica e della società greca, si era laureato all’Università di Pavia, dove ha poi insegnato Storia della filosofia antica dal 1967 fino al 2005, anno in cui decise di andare in pensione anticipata per portare a termine il progetto che lo tenne impegnato per un decennio: la traduzione con commento della Repubblica di Platone, con saggi interpretativi sulle tematiche più importanti dell’opera (7 volumi, Bibliopolis, 1998-2007). Quest’impresa monumentale, che rimarrà per decenni un punto di riferimento negli studi platonici, costituisce una tappa fondamentale nel lungo ‘dialogo’ che Vegetti ha intessuto con il filosofo ateniese ma non fu un punto di arrivo: successivamente Vegetti pubblicò un libro di grande successo, Quindici lezioni su Platone (Einaudi, 2003), nel quale con una prosa tersa esaminava tutte le articolazioni del pensiero di Platone, affrontando con maestria complessi problemi interpretativi, quali la scelta di scrivere dialoghi e l’elusiva “idea del buono” (sua la scelta di traduzione) e il suo rapporto con le cosiddette “dottrine non scritte”. Con tono semplice, Vegetti fornì un’interpretazione a lungo meditata del filosofo ateniese, frutto della sua convinzione che fosse errato rinchiudere Platone in un sistema. Seguì anche Un paradigma in cielo (Carocci, 2009), una storia della ricezione della visione politica di Platone a partire da Aristotele fino al ‘900: solo uno studioso della cultura di Vegetti sarebbe stato in grado di fare un lavoro del genere in 180 pagine. In essa, Vegetti mostrava innanzitutto il ruolo prominente che la politica aveva nel pensiero platonico e quindi ripercorreva con rapidi, sicuri tratti la storia della ricezione e degli usi politici del pensiero platonico, dalle critiche dell’allievo Aristotele attraverso il Platone ‘radicale’ di Grote e Mill, fino al Platone nazista di Hildebrandt, quello totalitario di Popper, per spingersi fino al Platone ‘esoterico’ di Leo Strauss. Precedentemente, Vegetti aveva pubblicato o curato lavori sulla ricezione di Platone nel medio-evo e nel Rinascimento (per esempio sui Decembrio, autori della prima traduzione in latino della Repubblica, nel 1402) e su vari aspetti del Platonismo. Vegetti era non solo un sicuro conoscitore dell’opera di Platone, ma anche uno dei più raffinati e originali interpreti perché’ era in grado di coniugare il paziente lavoro storico di esame delle fonti e ricreazione del contesto dell’epoca con una chiarezza concettuale e capacità di penetrazione propria di un vero filosofo. A queste qualità si aggiungeva una conoscenza di prim’ordine della lingua greca assecondata da una grande abilità come traduttore.

Vegetti aveva rivelato giovanissimo le proprie capacità. A soli 28 anni curò la traduzione dei principali scritti ippocratici nella prestigiosa collana “I Classici” della Utet. L’Introduzione, sul pensiero di Ippocrate, la questione ippocratica e l’evoluzione della medicina in Grecia consta di circa 120 pagine e rivela una capacità espositiva magistrale; ancora oggi costituisce il miglior punto di partenza per uno studio del pensiero del medico di Cos; la traduzione era impeccabile nella resa italiana ma, nello stesso tempo, fortemente interpretativa dal punto di vista filosofico. Vegetti avrebbe continuato con il proprio interesse per la medicina e la scienza antica, occupandosi di Galeno e ampliando l’orizzonte per occuparsi delle condizioni sociali nelle quali agivano gli uomini di scienza. Assieme all’allieva Paola Manuli, prematuramente scomparsa, Vegetti affrontò il tema dei problemi epistemologici delle technai e la discussione sulla centralità del cuore in Cuore, sangue e cervello (Episteme 1977; poi petite plaisance, 2009). Il primo punto di arrivo di questi interessi, e la prima opera di grande successo, è rappresentata da Il coltello e lo stilo (Il Saggiatore, 1979), nella quale Vegetti dimostrava come Aristotele, con i suoi studi anatomici e la sua osservazione della realtà fenomenica, avesse aperto una nuova fase nella ricerca filosofica.

Sensibile alle suggestioni della scuola di Gernet, Vernant e Vidal-Naquet, e fortemente influenzato dal marxismo (che non rinnegò mai anche dopo la fine della Guerra Fredda), Vegetti fu sempre attento agli aspetti materiali, politici e sociali, nei quali si colloca la riflessione filosofica. Esemplare rimane ancora l’opera collettanea L’ideologia della città (Liguori, 1977), nella quale viene esaminata l’ideologia democratica dell’antica Atene. Un’opera che ha precorso i tempi, anticipando quelle ricerche sulla democrazia ateniese attente agli aspetti ideologici e con un occhio alle democrazie moderne condotto decenni dopo da storici come Paul Cartledge e Josh Ober. Il suo ultimo libro, Chi comanda nella città (Carocci, 2017), esamina alcune delle nozioni centrali del pensiero politico greco, quali kratos, plethos e nomos, elaborate in quel “laboratorio del pensiero politico” che fu Atene tra il 430 e il 330 a.C.

La chiarezza concettuale e la capacità di sintesi, unite alla grande cultura, permettevano a Vegetti di fare lavori espositivi o introduttivi di altissimo livello. Il suo fortunato libro L’Etica degli antichi (Laterza, 1989) e la Guida alla lettura della Repubblica di Platone (Laterza, 1999) sono solo due esempi significativi. Più recentemente, sulla scia del fortunato Quindici lezioni su Platone, Vegetti aveva scritto Incontro con Aristotele assieme a Francesco Ademollo (Einaudi, 2016). Né bisogna trascurare il fortunato manuale di storia della filosofia per licei Filosofie e società (Zanichelli), scritto assieme a Fulvio Papi, Franco Alessio e Renato Fabietti, che ha saputo ritagliarsi uno spazio duraturo nel difficile e competitivo campo dei manuali.

Affabile e sempre cortese, ma poco amante dei riflettori, Vegetti riteneva che l’intellettuale avesse il compito civico di rendere accessibili al pubblico i risultati delle proprie ricerche e, se possibile, di contribuire al miglioramento della propria società. Per questo egli fu un infaticabile ospite della Casa della Cultura di Milano e di tante occasioni di divulgazione del sapere. Con la moglie Silvia Vegetti Finzi, psicanalista, e A.L. Celli scrisse Fare società (Einaudi, 2011), un’opera di educazione alla cittadinanza.

Nella vita personale Mario Vegetti era un uomo intransigente sui principi ma liberale nella discussione con gli altri studiosi. Queste doti umane gli hanno consentito di lavorare in sintonia con altri grandi studiosi, come l’altro ‘dioscuro’ del pensiero antico all’Università di Pavia, Diego Lanza (coetaneo di Vegetti e morto quattro giorni prima di lui), al quale i filosofi politici sono debitori del seminale saggio Il tiranno e il suo pubblico (Einaudi, 1979). All’Università di Pavia Vegetti ha seguito generazioni di giovani studiosi e ha creato una scuola caratterizzata dalla curiosità intellettuale nell’indagare il pensiero e la società greca nei suoi aspetti più insoliti: fra questi vi sono Silvia Gastaldi (che gli è succeduta sulla cattedra di Storia della filosofia antica a Pavia), Silvia Campese, Giulia Sissa, Ferruccio Franco Repellini, Anna Beltrametti, Fulvia de Luise, Franco Ferrari e Federico Zuolo, assieme a tanti altri, tutti affermati studiosi. Vegetti è stato anche tra i fondatori del Collegium Politicum, un’associazione di studiosi internazionali accomunati dall’interesse per il pensiero politico classico e la sua ricezione.

Chi lo ha conosciuto personalmente lo ricorderà sempre come uno studioso straordinario nella ricerca per originalità e cultura ed estremamente generoso con i giovani colleghi, esemplare in entrambi i campi.

                                                                                                           

Giovanni Giorgini


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